Come festeggiare una laurea in Scienze delle Relazioni Internazionali? Facile, raggiungendo una amica in Siria!
Era l’ottobre del 2009 e sono partita carica di entusiasmo per un viaggio che, fin dal visto sul passaporto, si presentava profumato di Oriente e di emozioni sconosciute.
E’ stato il mio primo viaggio in un Paese arabo e lo shock culturale appena atterrati a Damasco è stato pazzesco: uomini in tunica bianca e kefiah rossa in testa passeggiavano placidamente nell’atrio degli arrivi, fuori il richiamo dei Muezzin alla preghiera inondava l’aria, attorno solo scritte in arabo. Mi sentivo in un film.

Dal mattino successivo ci siamo letteralmente immersi in una Damasco stupenda! Innanzitutto c’è un suq enorme, da perdersi. Negozi di vestiti da farvi girare la testa (ho comprato un bellissimo vestito interamente ricamato di perline), spezie, profumi, succo di melograno e oggetti di legno intagliato con inserti di madreperla.
La Moschea degli Omayyadi è un altro gioiello di sculture, decori e tappeti. In questa che è una delle Moschee più importanti dell’Islam, si trova la tomba di Giovanni Battista, a testimoniare la storica coabitazione con il cristianesimo che ha sempre caratterizzato la città.
Alla sera, ristorantini in centro e narghilè. Vicino al suq è in corso una serata di gala: macchine lussuose fanno scendere donne dai vestiti principeschi. Continuo a sentirmi dentro a un film.
Ci muoviamo in totale sicurezza, facciamo autostop, la gente è di una cordialità mai incontrata da nessun’altra parte nel mondo. Per strada tre signori ci fermano: “italiani?” e via di pasticcini! Un intero vassoio di paste comprato sotto ai nostri occhi per augurarci un buon soggiorno in Siria. Pazzesco.

Iniziamo i giri alla scoperta del resto del Paese. Prima tappa Bosra, antica capitale della provincia romana d’Arabia, e la sua cittadella risalente al II secolo d.C. I suoi mattoni scuri e le antiche rovine richiamano magiche atmosfere. Nell’antico teatro una famiglia si fa fotografare con noi. Veniamo invitati a casa di un conoscente per un tè, che condivido lestamente con il vaso di fiori a fianco (il giorno successivo invece ci casco e vengo immediatamente colta da una maledizione di Montezuma in grande stile).
Tocca poi a Maalula. Qui sentiamo recitare il Padre Nostro in aramaico e ci incamminiamo nei cunicoli scavati tra le rocce. Le casette arroccate tutto attorno sono deliziose.
Ed infine, Palmyra. Per arrivarci dobbiamo prenotare un posto sul pullman di linea. Ci chiedono i passaporti e poi tutt’a un tratto il pullman parte, ma dei nostri documenti nessuna traccia. Attimo di panico: ci alziamo urlando di fermarsi e non ci accorgiamo che i passaporti sono semplicemente appoggiati sul cruscotto del bus. L’autista ce li porge con aria di sufficienza, guardandoci come i soliti turisti malfidenti.
La strada verso Palmyra è impressa nitidamente nella mia memoria. Una striscia di asfalto nel deserto. Cartelli stradali indicano Baghdad. Ogni tanto il pullman si ferma e viene offerta dell’acqua a tutti i passeggeri. Piuttosto che replicare Montezuma mi tengo la sete.
Palmyra è fantastica. Deserto pieno, la più grande distesa di rovine romane mai vista. Colonne a perdita d’occhio, ocra su ocra. Ho con me la kefiah. Due abitanti locali mi aiutano a metterla in testa per ripararmi dal sole. Immancabile il giro sul cammello tra le rovine. Attendiamo il tramonto su una collina prima di rimetterci in viaggio verso Damasco.

  • Bosra
    Bosra
  • Bosra
    Bosra
  • Damasco
    Damasco
  • Damasco, il suq
    Damasco, il suq
  • Damasco, il suq
    Damasco, il suq
  • Damasco, Moschea degli Omayyadi
    Damasco, Moschea degli Omayyadi
  • Damasco, Moschea degli Omayyadi
    Damasco, Moschea degli Omayyadi
  • Damasco, Moschea degli Omayyadi
    Damasco, Moschea degli Omayyadi
  • Damasco, mausoleo di Saladino
    Damasco, mausoleo di Saladino
  • Damasco dalle colline
    Damasco dalle colline
  • Damasco
    Damasco
  • Maalula
    Maalula
  • Maalula
    Maalula
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra, il tetrapilo
    Palmyra, il tetrapilo
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra
  • Palmyra
    Palmyra

Quando andare

Meglio evitare l’estate, troppo caldo. In inverno, raramente, può nevicare.

 Curiosità

La Siria del 2009 era un posto così sicuro da consentirci a Damasco di fare autostop e uscire tranquillamente alla sera senza incorrere in nessun tipo di pericolo. Non ho mai indossato il velo e ho sempre portato le maniche corte. La convivenza tra le religioni in capitale era all’ordine del giorno. Minareti illuminati di verde condividevano lo stesso chilometro quadrato con antiche Chiese cristiane. Mi ricordo un fortissimo odore di smog in città e un traffico infernale di taxi gialli. Attraversare la strada, come in tutti i paesi arabi, richiedeva una notevole dose di esperienza e di fortuna.

Damasco7

Di tutte le città islamiche che ho visitato, Damasco è quella dove il richiamo alla preghiera è più sentito. Incamminatevi sulla collina della città: quando i minareti iniziano tutti insieme il richiamo, si innalza un suono armonioso e ovattato che vi avvolgerà completamente. Mai sentito nulla di simile da nessun’altra parte.

Damasco9

Cucina

La cucina araba è molto ricca e ormai diffusa anche in Italia. Hummus e falafel sono dappertutto e si mangia sempre molto bene. Il tè è un rito sacro e non berlo può seriamente inficiare le vostre relazioni sociali. Berlo può implicare seri Montezuma..  A voi la scelta!

cibo 2

Info logistiche

Abbiamo alloggiato all’hotel Queen Centre Arjaan by Rotana
Fin troppo occidentale, metal detector all’ingresso e centro commerciale interno. L’hotel era molto bello e confortevole anche se un po’ fuori mano, ma i taxi costavano davvero poco per cui non è mai stato un problema muoverci.

Al ritorno facciamo scalo a Istanbul. Il nostro aereo arriva in ritardo e, per non farci perdere la coincidenza per l’Italia, la compagnia aerea ci organizza il più divertente trasferimento da un aereo all’altro mai immaginato. Una hostess in scarpe da ginnastica ci aspetta: “il vostro aereo sta partendo, dobbiamo correre”. Una fila indiana di turisti increduli inizia a trottare dietro alla hostess attraversando tutto l’aeroporto. Crepiamo dal ridere. Con noi c’è anche una persona che non sta bene: non fa niente, ci dice la hostess, trascinatela di peso! E così viene fatto.  Arriviamo all’aereo senza fiato, più per le risate che per la corsa.

Valdostana di origine e milanese d'adozione, è laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Ha conosciuto…