Incredibilmente forti, incredibilmente vicine…sono le sensazioni che lasciano viaggi di questo tipo, in posti che quando li vedi in televisione pensi…sì sì, sarà bellissimo, ma esisterà davvero? Esistono davvero, e nonostante la distanza, una volta che ci sei ti senti quasi a casa. Ti senti in pace col mondo (ovviamente ci vuole un po’ di predisposizione, chi s’arrabbia facile lo fa ovunque…), ma l’Indonesia comunica pace. Le preoccupazioni, il lavoro, lo stress sono troppo lontani..e ad un certo punto del viaggio, in mezzo a questa natura persino invadente, tra i sorrisi della gente che porta le offerte ai templi e e un misticismo che penetra qualsiasi anima, ti viene da pensare: forse anche Dio viene in vacanza qui…

QUANDO ANDARE

L’Indonesia è uno dei pochi Paesi orientali visitabili durante tutto l’anno. Io ci sono andata in estate, ad agosto, e mentre la vicina Thailandia e Malesia sono nel periodo del caldo superumido, in Indonesia il caldo è secco è le temperature passano dai 25 ai 30 gradi. Il giro che ho fatto partiva da Giava, per poi proseguire a Bali e finire con qualche giorno alle isole Gili. A parte una punta di umidità a Bali, per il resto tempo splendido con sole ogni giorno.

DA NON PERDERE

GIAVA:

  • Borobudur: patrimonio dell’Unesco, il Borobudur è il più grandi tempio buddisti al mondo. Risale all’ VIII secolo ed è formato da nove piattaforme in cui si alternano statue di Buddha e stupa, collegate da scalinate. Le pareti verticali delle piattaforme sono riccamente decorate con rilievi rappresentanti scene della vita di Buddha. Il percorso dal livello più basso alla piattaforma più alta rappresenterebbe il percorso di ascensione del buddhista verso il nirvana. Meglio visitarlo al mattina presto appena apre, poiché i turisti sono meno e regna un’atmosfera quasi mistica.
  • Prambanan: non lontano dalla capitale Giacarta, questo enorme complesso patrimonio dell’Unesco è una delle più belle testimonianze rimaste della cultura induista. Risale all’VIII secolo ed è formato da tre templi principali dedicati alle tre divinità induiste Brahma, Shiva e Vishnu. Vi troverete circondati di turisti malesi e indonesiani che impazziscono per fare foto agli occidentali. Se riuscite ad evitare di essere rincorsi come foste Brad Pitt o Angelina Jolie, potrete godere della spettacolarità delle decorazioni di questi templi immersi nel parco.
  • Bromo: la salita al monte Bromo, il vulcano più famoso di Giava, è un escursione da fare assolutamente. Si parte alle tre del mattino, facendo prima un pezzo di strada accompagnati dalle jeep guidate da locali, per poi finire con un trekking non molto impegnativo. Il Bromo è alto circa 2300 metri, per cui le temperature sono basse. Portatevi una giacca. Da lì si attende, in mezzo a turisti armati di macchine fotografiche che sembrano cannoni, l’alba che illumina il vulcano con le sue luci rossastre. Sulla strada del ritorno, merita sicuramente una sosta al secondo vulcano che si trova sulla strada: sembra di essere in mezzo al deserto circondati dal nulla, quando al’improvviso ci si trova di fronte ad una montagna con una ripida scalinata che porta alla bocca del cratere.
  • Kawah Ijen: un’altra salita all’alba che vale davvero la pena. Il Kawah Ijen è un complesso vulcanico situato nella parte più orientale di Giava. La salita è davvero impegnativa poichè molto ripida – la consiglio a tutti tranne chi ha problemi di cuore, chi è molto sovrappeso o difficoltà a camminare. Durante la salita si incontrano molti minatori ricurvi che portano sulle spalle chili e chili di zolfo in ceste pesantissime. E’ davvero toccante vedere la fatica che fanno per pochi spiccioli al giorno. Anche il Corriere ha fatto un reportage sulle loro estenuanti condizioni di vita. Raggiunta la cima lo spettacolo è emozionante: un lago grigio azzurro da cui salgono i vapori dello zolfo. Consiglio di portare una sciarpa per coprirvi il viso – tra l’odore e i fumi dello zolfo, non è semplicissimo resistere ma vi assicuro che ne vale la pena.

BALI: 

Ho trovato Bali molto, forse troppo turistica. E come in ogni paese che si rispetti, il turismo di massa rovina il turismo di qualità, quello dei viaggiatori. Il consiglio che posso dare per avere un’esperienza di Bali un poì più autentica è quello di evitare i templi più noti o dedicarvi giusto una breve visita. Tanah Lot in testa a tutti. E’ ilpiù famoso ma è quasi completamente ricostruito e circondato da negozi di souvenir. Non mi ha dato nessuna emozione. Anche Kuta è da evitare se possibile, a meno che non si voglia fare vita notturna. Allora è il paradiso delle discoteche e dei locali, popolati di australiani in vacanza. Attenzione però: può essere molto pericolosa. Per farvi un esempio, a me è capitato di trovarmi con due tizi in motorino che hanno cercato di scipparmi in corsa. Mi sono tenuta la borsa, ma in compenso ho fatto una brutta caduta che ha influenzato il resto della mia vacanza zoppicante.

Consiglio in particolare:

Tirta Empul: non lontano da Ubud, questo tempio è visitato quotidianamente da migliaia di locali e turisti che vengono a bagnarsi nelle sue vasche ritenute fonte di guarigione e immortalità.

Goa Gajah: chiamata anche Grotta dell’Elefante, è un sito archeologico risalente all’undicesimo secolo, che si raggiunge in poco tempo da Ubud. Si possono visitare le fonti sacre, le fontane e la grotte per la meditazione. Piccolo ma vale una visita.

Pura Ulun Danu Bratan: è uno dei templi simbolo di Bali. Molto visitato, ha il fascino di essere collocato sul lago Bratan ed essere quindi illuminato da colori diversi a seconda del colore del lago – brillante nelle giornate di sole e cupo quando sale la nebbia.

Le risaie e le piantagioni di caffè: a voi la scelta, l’entroterra di Bali è costellato di risaie e piantagioni che offrono paesaggi da cartolina. Se visitate una piantagione di caffé, tenete bene a mente che il concetto di caffé balinese è ciò che c’è di più lontano dal nostro espresso. Si tratta di un brodino marrone scuro, spesso aromatizzato con spezie di ogni tipo. Potrete provare anche il famoso caffè di Luwak.

I templi meno noti: Bali è la patria dei templi, ne troverete in ogni angolo. Prendete una guida e scegliete di vistare qualcuno tra quelli meno noti, magari in montagna. Se vi recate al tramonto, avrete la possibilità di godere di spettacoli che non dimenticherete.

Ubud: la capitale di Bali non dà nemmeno l’idea di essere una città. Si snoda lungo poche vie parallele, in cui si susseguono case che sembrano templi e templi che sembrano case. Migliaia di negozietti di artigianato la rendono ideale come base d’appoggio per la visita all’isola. Potete effettuare escursioni anche di mezza giornata e dedicare l’altra metà allo shopping sfrenato o ad un rilassante massaggio in qualche spa. I trattamenti costano pochissimo e vi rigenereranno dalle fatiche del viaggio o dalle ore passate in macchina in coda.

ISOLE GILI

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Gili Trawangan
, la più grande e la più turistica, offre servizi di ogni tipo, escursioni, ristoranti, bar, alberghi. E’ anche la più viva dal punto di vista notturno, con feste e localini per bere qualcosa o ascoltare qualche turista che si esibisce nel karaoke. Gili Air e Gili Meno sono invece meno visitate e più selvagge. Non ci sono macchine, ma ci si sposta a piedi o in bici. Sono molto piccole per cui si visitano tutte in un’ora o due. Sembra di vivere un’esperienza stile Cast Away – anche se c’è chi pagherebbe oro per dormire in un resort con piccole capanne direttamente nel mare.

CURIOSITÀ

La lingua. L’indonesiano è una lingua molto musicale, vi entrerà subito nelle orecchie. Basta leggere il glossario di una guida qualsiasi per immergersi in un mondo di saluti. C’è la buonanotte per chi va a dormire e la buonanotte per chi resta alzato, l’arrivederci se chi lo dice parte e l’arrivederci se chi lo dice resta. E tutti i saluti cominciano con “Selamat”, dal buongiorno di Selamat Pagi alla buona sera di Selemat Malam, intonati con una cantilena tutta particolare.

Religione. Giava è l’isola con la comunità musulmana più grande al mondo. Come per dire – sono tutti, ma proprio tutti musulmani. Lo sono diventati, anche perché diversamente non si spiegherebbe la presenza di Borobudur e Prambanan. A Bali invece sono tutti induisti, e lo si nota in ogni aspetto della vita quotidiana balinese, dall’architettura alle tradizioni alla cucina, alle feste, etc. Consiglio la lettura di “Bali: Sekala e Niskala” di Fred B. Eiseman Jr. E’ un’ottimo modo per preparasi a visitare quest’isola, per capirne a fondo il modo di pensare e di vivere, le cerimonie funerarie e la loro concezione del mondo. Vi consentirà di fare un viaggio nell’anima di Bali. Un altro libro che ritengo utile leggere è “Mangia prega ama” di Elizabeth Gilbert. E…no, non prendete la scorciatoia, non guardate il film. Sono due mondi diversi. L’ultima parte del libro parla proprio di Bali, di come Elizabeth vive il suo quotidiano su quest’isola, le persone che incontra, le cose che impara. E’ il punto di arrivo del suo viaggio, che può essere capito solo se si parte dall’inizio del libro.

CUCINA

Ammetto di non aver fatto grandi scoperte culinarie in Indonesia e di essere sopravvissuta due settimane a forza di Fried Noodles (il piatto meno tipico dell’Indonesia, ma che si può trovare in tutto l’Oriente) e di ottimo pesce.

foto danni scarenna 125La mia difficoltà di citare qualche specialità è duplice: oltre a non capire il nome del piatto in questione, non capivo la quantità e il tipo di spezie e ingredienti con cui era preparato.

Questo non toglie che la cucina indonesiana sia molto varia e ricca di piatti curiosi , come potrete scoprire sfogliando 12 Best Indonesian Foods You Must Try, la guida di Bookmundi che lascerà gli appassionati con la voglia di scoprire questa cucina.

LOGISTICA

Non mi dilungherò a raccontare il mio viaggio di arrivo in Indonesia con tre giorni di volo e 4 scali: Milano – Cairo – Bangkok – Kuala Lumpur – Giacarta. Ci sono alternative decisamente migliorie più rapide per raggiungere l’Indonesia. Non ho avuto grandi problemi di jet lag – forse anche perché cinque ore dopo essere tornata ero già operativa al lavoro e non ho avuto tempo di accorgermi del jet lag. Più che altro ho sofferto di brutale ritorno alla realtà.

estate 2013 - indonesia 253I trasporti locali sono abbastanza buoni, ci sono inoltre operatori turistici che offrono escursioni per le località più note. In alternativa si può affittare una macchina o un motorino, le strade sono in buono stato e le indicazioni sono in due lingue, indonesiano e inglese. Gli indonesiani viaggiano in motorino, famiglie intere di tre o quattro persone tutte sullo stesso mezzo.

Da Giava a Bali c’è un comodo traghetto che in 45 minuti circa vi porta da un’isola all’altra, mentre per raggiungere le isole Gili ci sono diversi servizi di trasporto con motoscafi che dal sud di Bali (Denpasar) portano in poco tempo a Gili Trawangan, Gili Meno, Gili Air o fino all’isola di Lombok.

Selamat bertamasya!

  • Prambanan
    Prambanan
  • Prambanan
    Prambanan
  • Borobudur - Giava
    Borobudur - Giava
  • Borobudur
    Borobudur
  • l'alba al Bromo
    l'alba al Bromo
  • Monte Bromo
    Monte Bromo
  • Il deserto del Bromo
    Il deserto del Bromo
  • Kawah Ijen
    Kawah Ijen
  • I minatori di Kawah Ijen
    I minatori di Kawah Ijen
  • Tanah Lot
    Tanah Lot
  • Preparando un funerale a Ubud
    Preparando un funerale a Ubud
  • Funerale a Bali
    Funerale a Bali
  • Tirta Empul
    Tirta Empul
  • Pura Bratan - Bali
    Pura Bratan - Bali
  • Le risaie di Bali
    Le risaie di Bali
  • Le case di Bali
    Le case di Bali
  • Elephant Cave - Ubud
    Elephant Cave - Ubud
  • Luwak
    Luwak
    Il Kopi Luwak è un tipo di caffè prodotto con le bacche, ingerite, parzialmente digerite e defecate dallo zibetto comune.
  • Caffè e piantagione
    Caffè e piantagione
  • Maschere tradizionali
    Maschere tradizionali
  • Danze tradizionali
    Danze tradizionali
  • Le offerte agli dei
    Le offerte agli dei
  • Il varano
    Il varano
  • Gili Meno
    Gili Meno
  • Le strade di Gili Trawangan
    Le strade di Gili Trawangan
  • Trasporti nelle isole Gili
    Trasporti nelle isole Gili
  • Gili Meno
    Gili Meno