Sono tornata a Sarajevo 3 anni dopo, facendo una eccezione alla mia massima di viaggio “Never twice in the same place”, mai due volte nello stesso posto. Perché Sarajevo è la città che in assoluto mi è rimasta più nel cuore. Sarajevo, la città dalle bianche lapidi, la città da percorrere con un libro di storia contemporanea in mano, in silenzio, per rispetto a quanto è successo. Sarajevo è la città che, da Europei, non si può non visitare, perché è la città della “guerra in casa”, la nostra, per parafrasare l’indimenticabile Luca Rastello.

Sarajevo nel 2013 non è la stessa che ho visitato nel 2010. A 20 anni dalla guerra, Sarajevo è finalmente rinata in tutto il suo splendore. La biblioteca restaurata è bella da star male e le case non sono più il groviera di colpi di mortaio che ancora si vedeva nel 2010.

L’Uomo multiculturale si staglia fiero contro il cielo balcanico, i giocatori sono sempre nella piazza degli scacchi, le rughe segnano ancora il loro viso ma oggi mi sembrano più sereni. Le api continuano a produrre lo straordinario miele venduto nella piazza, il quartiere turco brulica di vita e di turisti che si perdono tra le bancarelle degli artigiani dello stagno. Trovo ancora gli assurdi portachiavi con i proiettili.

Mi sento a casa. Sarajevo ti conosco in tutti i tuoi vicoli, ma in questo secondo viaggio ho modo di visitare quanto lasciato indietro nel primo. Ed eccomi così al museo del Tunnel, quel Tunnel che consentì alla popolazione di Sarajevo di resistere durante il terribile assedio, riuscendo a far entrare in città viveri e beni di prima necessità.

Cammino di nuovo tra le tue bianche lapidi. Questa volta mi spingo più su, voglio vederti dall’alto. L’Holiday Inn giallo e marrone sembra ancora più luminoso. Di lui si narra in tutti i racconti di guerra, per aver dato ospitalità alla stampa straniera.

Sarajevo è una città ferita, ma le sue cicatrici oggi le regalano quel fascino indiscusso di crocevia tra Oriente e Occidente, pari a nessun altro. E il richiamo del Muezzin al tramonto è da pelle d’oca.

  • Giocatori di scacchi in in Trg Oslobodjenja
    Giocatori di scacchi in in Trg Oslobodjenja
  • La Baščaršija
    La Baščaršija
  • La biblioteca
    La biblioteca
  • Museo del Tunnel
    Museo del Tunnel
  • Museo del Tunnel
    Museo del Tunnel
  • Museo del Tunnel
    Museo del Tunnel
  • Segni dei colpi di mortaio sulle abitazioni
    Segni dei colpi di mortaio sulle abitazioni
  • Moschea
    Moschea
  • Moschea
    Moschea
  • Il Ponte Latino, dove Gavrilo Princip uccise l’arciduca Francesco Ferdinando
    Il Ponte Latino, dove Gavrilo Princip uccise l’arciduca Francesco Ferdinando
  • Ponti sul fiume
    Ponti sul fiume
  • Chiesa di Sant'Antonio
    Chiesa di Sant'Antonio
  • Sarajevo
    Sarajevo
  • Sarajevo dalle bianche lapidi
    Sarajevo dalle bianche lapidi
  • Sarajevo dalle bianche lapidi
    Sarajevo dalle bianche lapidi
  • I morti del 1992
    I morti del 1992
  • Case di Sarajevo
    Case di Sarajevo
  • Birrificio
    Birrificio
  • Il mercato
    Il mercato
  • Holiday Inn
    Holiday Inn
  • Muri di Sarajevo
    Muri di Sarajevo

 

Quando andare

Sono stata a Sarajevo due volte. Nel 2010 in pieno agosto e nel 2013 a fine aprile. Non ho particolari indicazioni da dare, il clima è mite e non ho memoria di un caldo insopportabile in agosto.

Da non perdere

Mi verrebbe da rispondere semplicemente, Sarajevo. La città non ha a mio avviso qualche cosa di estremamente particolare da non perdere, ma è proprio il suo insieme a renderla così indimenticabile. La raccomandazione vera è di visitarla solo avendo bene in mente la sua storia (un film per tutti, “Venuto al mondo”). Solo così potrete davvero cogliere ogni sfumatura e capire la sacralità del luogo in cui vi trovate. Fatta questa premessa, sicuramente valgono il viaggio:

  • La Baščaršija, il quartiere turco brulicante di vita, di turisti e di artigiani, dove comprare i magnifici souvenir in rame.
  • Una cena al ristorante Inat Kuca, detta la casa della ripicca, a causa della sua travagliata storia (per due volte fu necessario espropriarla ma il proprietario si oppose ferocemente e alla fine acconsentì solo a patto che venisse ricostruita pietra su pietra dall’altro lato del fiume).
  • Una camminata sul lungo fiume, magari alla sera, per ammirare la luce del ponte vicino a Inat Kuca, riflettersi nelle acque scure.
  • Sedervi su un muretto in Trg Oslobodjenja, guardando gli anziani giocare sulla scacchiera gigante della piazza. Qui il tempo sembra essersi fermato.
  • Il Museo del Tunnel, davvero pazzesco! È grazie a questo cunicolo sotto terra che Sarajevo è riuscita a sopravvivere all’assedio.
  • Una birra al Birrificio Sarajevska.
  • Una carezza alle rose di Sarajevo, i buchi nell’asfalto, riempiti di cemento e dipinti di rosso, ricordo dei crateri lasciati dai colpi di mortaio. Ne trovate una vicino alla cattedrale.
  • Il Ponte Latino, dove Gavrilo Princip uccise l’arciduca Francesco Ferdinando, dando il via alla prima guerra mondiale.
  • La Biblioteca, magnificamente restaurata dopo i bombardamenti.
  • La grande Moschea nel cuore della città.
  • Il Museo di Storia, dove ripercorrere le tappe del conflitto, attraverso l’esposizione di cimeli di guerra e brandelli di vite spezzate. All’uscita vale la pena fermarsi al Tito Café!

Curiosità

A Sarajevo siete in Europa ma anche in Turchia. È qui che cadranno tutte le vostre certezze culturali sul nostro continente e che dovrete fare i conti con l’Islam europeo.   

Questa volta per arrivare a Sarajevo ho fatto tappa a Tuzla, dove sono stata molto colpita dalle saline!

Tuzla1 Tuzla3 Tuzla2

Cucina

Burek, burek e ancora burek! Troverete ovunque questa sfoglia ripiena di carne o formaggio, ad un prezzo davvero conveniente.

E poi l’immancabile caffè turco servito in tazzine di rame.

Burek a Sarajevo Caffè turco

Info logistiche

È bello arrivare a Sarajevo in macchina. I Balcani occidentali sono una ottima meta per chi ama il viaggio su ruote. Le strade sono ben tenute e facendo un minimo di attenzione alla guida sportiva di certi camion e a qualche cane randagio, non si incontrano particolari difficoltà.

Per quanto riguarda il pernottamento, ho dormito sia in ostelli che in hotel e ho sempre trovato un buon grado di comfort e pulizia. La città è tendenzialmente sicura anche alla sera.

Un punto di particolare attenzione riguarda le mine antiuomo. Dato che a tutt’oggi in Bosnia è stata accertata la presenza di oltre un milione di mine inesplose, è assolutamente sconsigliato camminare nelle zone d’erba o nei pressi di macerie o case diroccate.

Tuzla

Valdostana di origine e milanese d'adozione, è laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Ha conosciuto…