p6Ho pensato e ripensato, più di una volta, che se il Paradiso esistesse, sarebbe esattamente come i paesaggi che ho visto. Me lo immagino così, con boschi immensi, sentieri che profumano di casa, lo sguardo che si perde nell’immensità della Natura e lascia senza fiato ogni volta che camminando alzi la testa. Sembra di vivere all’interno di un documentario.
Ore ed ore senza vedere una sola persona, solo pecore, guanaco…e pinguini. Divertentissimi.
Mi sono sentita perdonata dalla natura e sollevata, per aver scoperto che esistono ancora posti in cui l’uomo ha scelto di porre così tanta attenzione al suo patrimonio più importante, il suo territorio e la sua cultura. Non ci sono più i gaucho dei romanzi di Sepulveda, sebbene le persone osservino tutt’oggi i culti pagani del Gauchito Gil e della Difunta Correa.

Moltissimi parchi, tutte riserve naturali immense, delimitate da guardia parchi.
Il turismo si promuove da sé (non ho trovato una sola guida solo sulla Patagonia), e viene accolto con calore, ma ci si preoccupa soprattutto che questo turismo, ultimamente sempre più in crescita, non rovini lo stato naturale delle cose. Non ci sono chioschi in giro, se vuoi un bagno o ti accontenti di un cespuglio come riparo o devi fare chilometri per trovarne uno (nei parchi ovviamente, se la cosa fosse così anche in città mi preoccuperei).
In Patagonia non si possono importare alimenti, né di origine vegetale né animale. Hanno un’agricoltura totalmente biologica (così dicono), e ti fanno il mazzo se ti scoprono con qualche frutto nello zaino.

Anche Ushuaia, la fine del mondo, nonostante abbia ceduto al turismo di massa – si vedono solo negozi e tour organizzati – concentra tutto in una via principale, mentre lascia l’immensa periferia in uno stato di quieto vivere e assoluta normalità. La gente vive in minuscole e coloratissime case di latta e legno, i tassisti ascoltano salsa e merengue, in estate fa buio alle undici di sera, ma dalle 9 e mezza non trovi in giro nessuno, solo i cani randagi.

E poi c’è Buenos Aires, imponente, signorile, affascinante, pericolosa. 300 teatri, infinite librerie, istruzione gratuita persino all’Università.
Nonostante gli innumerevoli poliziotti che girano per la città senza sosta, nonostante in alcune zone ti informano che se sei un turista ci vai a tuo rischio e pericolo, nonostante gli infiniti problemi che deve affrontare l’Argentina, nonostante tanti non amino la Presidenta Cristina (devo ancora trovare un Paese che oggi ami il suo presidente e non sia una dittatura), ci si porta a casa solo cose belle, perché sono quelle che restano nel cuore.

E’ strano come a volte serva andare tanto lontano per viaggiare dentro se stessi.

Quando andare

Il periodo ideale per visitare la Patagonia è tra novembre e febbraio. Questi mesi corrispondono infatti all’estate australe, le temperature sono miti e i trekking nei parchi si trasformano in piacevoli passeggiate. La Patagonia è immensa, per cui il clima è sempre variabile: Buenos Aires a dicembre tocca i 35-37 gradi, mentre ad Ushuaia le temperature non salgono mai oltre i 15 gradi.

Visitare la Patagonia ad agosto, nella nostra estate, può essere un’esperienza altrettanto avventurosa, i parchi sono ricoperti di neve e il freddo è intenso, ma secco.

Da non perdere

  • 12Penisola di Valdés: situata più a nord rispetto alla Patagonia vera e propria, è patrimonio dell’UNESCO (come quassi tutto in Patagonia). La città principale è Puerto Madryn, dove vive la maggior parte della popolazione. Il resto sono riserve naturali di pinguini di Magellano, leoni marini, elefanti marini, orche e balene. Le riserve si possono visitare e noterete che sono piene di turisti con macchine fotografiche che sembrano dei bazooka. Non può mancare il selfie col pinguino! La temperatura della Penisola di Valdés non è come quella patagonica, se andate a Dicembre ricordate le maniche corte perchè potrete trovare tranquillamente 30 gradi e i pinguini spiaggiati al sole.
  • Fitz Roy: monte al confine tra Argentina e Cile. Con i suoi 3400 mt circa, viene chiamato anche Cerro Chalten, che vuol dire montagna fumante. Questo perché non è facile vederne la cima senza che sia avvolta da una coltre di nubi. Per visitarlo c’è un bellissimo trekking all’interno del parco Los Glaciares, ma l’ultima parte che vi porta quasi in cima è davvero ripida e faticosa e non è detto che se partite col sole arriverete in cima col sole. Resta comunque un’esperienza mozzafiato.
  • 16Perito Moreno: una delle grandi meraviglie del mondo. Questo immenso ghiacciaio, situato a El Calafate, è una delle attrazioni principali di tutta l’Argentina. Largo circa 250 km², fa sentire davvero piccoli. Si può visitare direttamente passeggiando sulle passerelle che percorrono tutta la sua facciata oppure prenotando una ramponata. In entrambi i casi non dimenticate di fermarvi ad ascoltare il suono prodotto dai pezzi di ghiaccio che si staccano e colano a picco nell’acqua. Ne rimarrete incantati.

 

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  • Parque Nacional Torres del Paine: situato in Cile, questo splendido parco è un’immensa riserva naturale della biosfera. I cileni ne vanno fierissimi e sono molto attenti alla sua preservazione. Anche qui si possono fare moltissimi trekking e visitare le Torres del Paine, l’attrazione principale, oppure spostarsi nei vari sentieri che lo attraversano e portano anche in questo caso a laghetti e ghiacciai. Si possono avvistare guanaco ovunque (simili ai lama) e, se siete sfortunati, qualche condor e puma. Qui mi è capitata la prima esperienza col il famoso vento patagonico con raffiche di circa 100 km/h. Quando in Patagonia si dice viento, mucho viento, ora so perchè!
  • 15Ushuaia e il Parque Nacional Tierra del Fuego: la città più australe al mondo. e una bandierina molto ambita su qualsiasi mappamondo o, perchè no, anche su Tripadvisor. Ushuaia è una piccola cittadina, capoluogo della Terra del Fuoco. Di per sé dice davvero poco, si tratta più che altro di un punto d’appoggio per le varie escursioni. C’è una sola via principale con negozi sportivi e di souvenir molto cari, due musei, uno dedicato alla navigazione e uno etnografico. Ma non si viene ad Ushuaia per questo. Da qui si può visitare il Parco della Terra del Fuoco, attraversabile in lungo e in largo grazie ai numerosi sentieri.
  • 15Canale di Beagle, Capo Horn e l’estancia Haberton: un altro motivo per una sosta ad Ushuaia è la crociera che attraversa il canale di Beagle fino a Capo Horn. Armatevi di macchina fotografica, e di tutto ciò che avete contro il freddo tagliente. Le barche fanno dei tour di mezza giornata che passano lungo isolotti popolati solo da pinguini, cormorani e leoni marini. Si arriva al faro di Capo Horn e poi all’estancia Haberton, una fattoria abitata dal 1886, quando il pioniere missionario Thomas Bridges vi si stabilì con la sua famiglia e dove scrisse il primo dizionario della lingua Yamana, i nativi del luogo. E’ un posto veramente affascinante da visitare, ancor di più perché é circondato dal nulla.
  • 9Buenos Aires: Buenos Aires si commenta da sola. E’ una città che ti fa sentire a casa, e ancora prima di essertene andato, ti fa venire voglia di tornarci. Melting pot di culture sudamericane ed europee, la città è un mix di stili: italiano, francese, spagnolo e argentino. Ricca di storia e cultura, pensate che quasi ogni strada ha una libreria, affascina per i suoi quartieri così diversi tra loro e così unici. Per raccontarla non basta una vita. Il solo consiglio che darei a chi la vuole visitare è di studiarla prima di partire, altrimenti non sarebbe possibile capirla. Da leggere assolutamente Ernesto Sabato, una qualsiasi storia della città e della famiglia Perón che è inevitabilmente legata ad essa. Per i più piccoli, ma non solo, Mafalda.

Cucina

p3La cucina della Patagonia è abbastanza varia, pur basandosi prevalentemente sulla carne. Non è certo il paradiso dei vegani. Un punto a loro favore potrebbe essere il fatto che frutta e verdura sono di ottima qualità: si utilizza molto il principio del chilometro zero, per cui i prodotti di consumo sono quasi sempre di origine locale. Un cibo tipico che riunisce i gusti di tutti sono le Empanadas, che assomigliano a dei piccoli calzoni al forno o fritti. Possono essere preparati con qualsiasi tipo di ripieno: carne, pesce o verdura. Ottime quelle di granchio.

Il granchio infatti è uno degli ingredienti che si trovano più di frequente, soprattutto nella Patagonia meridionale. Zuppe di granchio, empanadas, insalate, lo troverete in tutte le salse ed è davvero squisito.

Per chi ama il dolce, non posso non citare il dulce de leche, una sorta di “nutella” sudamericana a base di latte condensato che viene usata per preparare dolci o da spalmare sul pane.

Buenos Aires è il regno della carne di manzo o di maiale. Braciole, costine, carne alla brace, potrete trovare di tutto, a qualsiasi prezzo. Chi ama la carne al sangue lo specifichi subito, spesso si tende a cuocerla troppo a lungo.

Info logistiche

E’ difficile dare un’idea di quanto tempo sia necessario per raggiungere la Patagonia in aereo. Da Roma ci vogliono circa 20 ore d’aereo: ovviamente non esistono voli diretti, ma si fa scalo a Buenos Aires, per poi proseguire fino a Trelew, El Calafate o Ushuaia, a seconda di quale parte di questa immensa regione vogliate visitare. Io ci ho messo circa 21 ore facendo facendo Milano – Roma – Buenos Aires – Trelew.

La compagnia di bandiera si chiama Aerolineas Argentinas ed è di ottimo livello, con frequenti voli interni.

La Patagonia abbraccia due Stati, l’Argentina e il Cile. Questo solo per dare un’idea di quanto sia grande. Entrambe le parti vanno visitate, l’unico consiglio che posso dare è di prestare molta attenzione quando si attraversa il confine. Ci possono volere dieci minuti come dieci ore. Ci sono permessi da compilare e firmare e soprattutto, in Cile NIENTE CIBO. Non portate nulla con voi, il rischio è che dobbiate buttare tutto al confine. Ci sono cani addestrati che controllano le auto e i bus. Questo non per una qualsivoglia antipatia verso i turisti, ma perché vi è un’attenzione davvero meticolosa a non rovinare l’ecosistema autoctono, inserendo piante e cibi che non siano naturalmente presenti sul luogo. La stessa cosa vale gli aeroporti più piccoli (a Buenos Aires non credo sia gestibile questo tipo di controllo).

Le strade in Patagonia sono poche, ma ampie e ben segnalate. La più conosciuta è la Ruta 40 che attraversa la regione per quasi 3000 km. Percorrendola in auto o in bus, avrete l’impressione di essere immersi nel nulla, soprattutto nella parte più a sud.

Il turismo è davvero ben sviluppato e troverete ovunque agenzie che organizzano escursioni per ogni meta e portafoglio. Ricordate sempre che le distanze sono immense, soprattutto quando state pianificando il vostro itinerario.

E ora..buon viaggio!