Come si vive dall’altra parte del mondo? C’è qualcosa che ci accomuna ad un Paese come la Nuova Zelanda? Ma soprattutto…sarà mai possibile che tutti i film con scenografie da urlo siano girati proprio lì? Cosa ci sarà di così magico?

Queste le domande che mi hanno fatto scegliere questo viaggio. Come sempre, ciò che ho visto e vissuto supera di gran lunga le aspettative con cui ero partita.

Nuova Zelanda, o come viene chiamata dai Maori Aotearoa, la lunga nuvola bianca, è una terra immacolata, in cui la natura regna incontrastata sull’uomo. È proprio l’uomo che, dopo averla dominata per secoli trasformando le foreste vergini in allevamenti per i pascoli, ha capito l’importanza (e in molti casi la convenienza) di ripristinare l’antico ambiente naturale.

La storia di questo Paese è piuttosto recente, in quanto i maori, popolazione di origine polinesiana, hanno vissuto sereni fino al 1642, quando l’olandese Abel Tasman approdò sulle coste di un parco nazionale che oggi porta il suo nome. Cacciato in malo modo dai maori, riprese la sua rotta sulla via delle Indie, e si dovette attendere poco più di un secolo (1769) perché arrivasse James Cook, che riuscì nel suo intento di penetrare l’isola e comunicare con i Maori solo perché si era portato con sé un abitante di una tribù polinesiana di lingua simile a quella maori. Guerre tra Maori e Inglesi, assoggettamento al Commonwealth, che offrì benefici ma d’altro canto obbligò i Neozelandesi a girare mezzo mondo per combattere in sanguinose guerre per conto della Corona (una fra tante la battaglia di Gallipoli nel 1915).  1840: Trattato di Waitangi, tra 40 capi tribù maori e la Corona britannica. Da allora la Nuova Zelanda è una colonia inglese e i maori loro malgrado hanno perso quasi tutte le loro terre. La Regina d’Inghilterra è formalmente la massima autorità, ma ai neozelandesi importa talmente tanto che festeggiano il suo compleanno la prima settimana di giugno, mentre il vero compleanno della regina è il 21 di aprile. Tipicamente neozelandese.

Terra di laghi (immensi, niente a che vedere con i nostri laghetti italiani), di foreste incontaminate, montagne, vulcani, geyser, parchi termali, spiagge, isole, colline infinite e pascoli di pecore e mucche. L’attenzione all’ambiente è talmente alta che nelle foreste di Kauri dell’isola del nord bisogna lavarsi le scarpe prima e dopo averne percorso i sentieri ben segnalati, per evitare che con le scarpe si trasportino spore o batteri non autoctoni.

Parlando di isole, la Nuova Zelanda si divide in due grandi isole, quella del nord e quella del sud. Le città più importanti, Auckland e la capitale Wellington, si trovano entrambe nell’isola del Nord. Quali differenze? Prima tra tutte il clima (vedi Quando andare), la popolazione si concentra soprattutto a nord nelle città; poi i paesaggi, che variano in conseguenza del clima e della formazione del territorio nei millenni. La Nuova Zelanda fa parte infatti di un continente parzialmente sommerso, Zealandia, e la parte che noi vediamo è un covo di vulcani più o meno attivi. La stessa Auckland è stata costruita su un insieme di circa 50 vulcani. Insomma, non c’ è tanto da dormire tranquilli.

MA. Non fatevi scoraggiare dalle innumerevoli ore d’aereo che vi separano da quest’isola, lanciate il vostro salvadanaio contro il muro (vi auguro per voi che sia grosso perché la Nuova Zelanda è carissima), e prenotate. Partite, sognate, lasciatevi incantare e non ne rimarrete delusi.

Quando andare

Il periodo migliore per visitare la Nuova Zelanda è il nostro inverno. Ricordate che siamo esattamente dall’altra parte del pianeta, per cui anche le stagioni sono invertite, e quando da noi è inverno, là è estate.

Le nostre vacanze natalizie corrispondono ad una primavera inoltrata, ma attenzione: un po’ come la Scozia, potrete sempre trovare 4 stagioni in un solo giorno. Adeguate la vostra valigia, portando dal berretto di lana al costume. Il clima a Nord è tendenzialmente più caldo (siamo invertiti rispetto all’Italia), mentre al Sud tende ad essere più freddo. Poi nella realtà dipende molto dalle giornate, può fare freddo a nord e caldo a sud. Le temperature variano dai 15 ai 25-26 gradi. Piove spesso, ma piove per poco. Partire al mattino con la pioggia può voler dire avere sole pieno a mezzogiorno e viceversa. Insomma, 4 stagioni.

Non aspettatevi il mare dei Caraibi, la Nuova Zelanda è circondata dall’Oceano, che per definizione non è mai caldo. OK al costume, ma siate coraggiosi! Se volete sciare, dovete scegliere invece le nostre vacanze estive e dirigervi all’isola del Sud.

Da non perdere

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Wellington: altrimenti chiamata Windy Welly, è la ventosa capitale della Nuova Zelanda. È in cima alla mia lista non perché sia la mia meta preferita dell’isola, ma proprio perché è la capitale. Non si va in Nuova Zelanda per visitare le città, ma le bellezze naturali. Auckland e Wellington hanno però il loro fascino ed è piacevole fare una sosta di mezza giornata o un giorno per scoprirne i bellissimi musei, il centro storico con i palazzi in stile vittoriano o moderno e la zona del porto. A Wellington vale sicuramente la pena salire in Cable Car (una funivia) fino alla collina di Kelburn per ammirare il paesaggio e fare una passeggiata nel Giardino Botanico e scendere a piedi fino al centro città, con il caratteristico Beehive, il palazzo del Governo a forma di alveare (altro prodotto tipico neozelandese, il miele), e fino al lungo mare. Non perdetevi assolutamente il Te Papa, uno splendido museo interattivo a 5 piani che vi racconterà dei maori, della storia del Paese e della sua formazione geologica. Potrete osservare esemplari di Moa, il caratteristico uccello gigante estinto e visitare una delle mostre itineranti. Non c’è sicuramente da annoiarsi.

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Tongariro Alpine Crossing: si tratta di uno dei trekking più conosciuti in Nuova Zelanda e nel mondo, tanto da essere Patrimonio dell’Umanità. I suoi 20 km rappresentano un’esperienza unica, non tanto per la lunghezza o il dislivello del trekking (circa 1000 mt), quanto per la differenza di paesaggi e stagioni che si attraversano lungo il percorso. Si passa da un paesaggio brullo con qualche cespuglio e fiumiciattolo a scenari lunari che costeggiano crateri vulcanici e culminano negli Emerald Lakes, laghi con colori molto brillanti dovuti alla presenza di minerali. Il paesaggio si fa poi collinare per arrivare nell’ultimo tratto a diventare simile ad una foresta tropicale, con tanto di rischio di inondazioni del fiume che attraversa l’ultimo tratto di percorso. Il trekking è molto ben segnalato e tenuto, con cartelli chiari che mettono il visitatore più sprovveduto di fronte alle difficoltà che potrà incontrare: lunghezza e dislivello, climi variabili da estate a inverno, pioggia e vento, e mancanza d’acqua. Non c’è da spaventarsi, basta essere abituati a camminare, portarsi uno zaino minimamente attrezzato, scorte d’acqua, guanti e cappello (anche se si parte con il sole). Sembra un viaggio in un’altra dimensione.

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Cape Reinga: si tratta del punto più a nord della Nuova Zelanda, in cui il mare di Tasmania incontra l’Oceano Pacifico, in uno spettacolare turbinio di correnti. Nel punto più a nord c’è un albero sacro per i Maori che avrebbe, secondo quanto si racconta, oltre 800 anni. Secondo la tradizione maori, gli spiriti dei defunti si tuffano da questo albero direttamente nell’oceano e ritornano nell’Hawaiki, la terra ancestrale da cui provengono.  Tutta la passeggiata che porta al faro è considerata suolo sacro per i maori, va percorsa in silenzio e con rispetto, senza portare cibo o bevande. Il Capo è anche il punto finale della 90 Miles Beach, una lunga spiaggia altrettanto spettacolare, che è anche un’autostrada, riservata solamente a 4×4 che possono percorrerla senza bloccarsi nella sabbia.

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Waitomo Caves: l’esempio che anche l’essere vivente più piccolo e apparentemente insignificante può regalare grandi emozioni. La Natura ci offre la sua perfezione in ogni momento. A Waitomo, ma anche in altri posti della Nuova Zelanda, si possono trovare queste grotte in cui vivono i ditteri micetofilidi, larve dei moscerini dei funghi dotate di organi che producono una tenue luce verde azzurra. Nascoste sul soffitto di queste grotte, le larve secernono filamenti appiccicosi che catturano gli insetti, attratti dalla loro luce. Parte della visita si effettua al buio, su una barca che viene spostata da addetti che si aggrappano a corde sospese e tirano la barca da un angolo all’altro della grotta nel silenzio più totale, per non disturbare i ditteri. È come trovarsi nel buio più totale, immersi sotto un cielo di stelle luminose azzurre. Uno spettacolo davvero commovente.

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Wai-O-Tapu Geothermal Park: chiamato anche “Thermal Wonderland” per le sue meraviglie, questo parco di 18 km quadrati è ricco di vecchi crateri vulcanici, geyser, piscine termali naturali con fanghi ribollenti o acque che, per la presenza di residui minerali ed elementi chimici, si tingono di colori accesi (verde per i sali di ferro, arancio per l’antimonio, viola per l’ossido di manganese, giallo per lo zolfo, rosso per l’ossido di ferro, etc.). Anche i nomi dati alle piscine naturali sono suggestivi: si passa da Devil’s Home, la casa del diavolo, alla Artist’s Palette, la tavolozza dell’artista, un’enorme piscina naturale che si tinge di vari colori pastello.

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Bay of Islands: la Baia delle Isole, una delle destinazioni turistiche estive preferite dai neozelandesi, formata da 144 isole piccole e piccolissime. Dalla pittoresca cittadina di Pahia, fino a Russel, Otehei Bay e Kerikeri, queste isole offrono la possibilità di fare escursioni giornaliere in barca, pescare o fare il bagno con i delfini e le razze (ovviamente le escursioni sono care, ma anche la più semplice vale la pena per i panorami). Sulle isole vivono gruppi di pecore che pascolano beatamente, le invidierete, vi assicuro.

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Queenstown: il paradiso degli sportivi. Immaginate uno sport e qui esiste, dal bungy jumping allo skydiving (lancio col paracadute) al jetboating (escursioni sul lago di Wanaka con motoscafi leggerissimi che vanno a 90 km/h ed effettuano testa coda in acqua). Si può salire sulla funivia che porta alla Skyline Gondola, una piattaforma di divertimenti con tanto di bar e ristorante da cui si gode uno spettacolare panorama della città. Da lì si può scendere con un Go-Kart, il Luge, esperienza superdivertente per chi come me ama l’adrenalina ma ha più paura di un bambino appena nato. Si possono anche vedere i famosi Kiwi (vedi Curiosità) nel Kiwi Birdlife Park, un parco naturale ben attrezzato che offre visite guidate e non per osservare questi buffi animali. Queenstown è anche famosa per la sua vita notturna, è probabilmente l’unico posto dove si fa vera vita notturna, con bar, ristoranti, club, etc. Attenzione però che come nel resto del Paese dopo le 10 le vostre possibilità di cenare scendono a zero.

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Milford Sound: una delle mete turistiche più famose in Nuova Zelanda. È una zona di fiordi, per certi versi simile a quelli che si possono trovare in Norvegia. La strada che porta al Milford Sound è costellata di punti panoramici e brevi escursioni tra cui i Mirror Lakes, laghi in cui si specchiano le montagne fino a creare un’immagine doppia degna di un’illusione ottica. Il modo più semplice e tipico di visitare la zona è attraverso una crociera da prenotare in anticipo (o l’elicottero ma ovviamente è molto più caro). Le barche effettuano tour di circa 2 ore che vi faranno percorrere il fiordo dal basso, portandovi ai piedi del celebre Mitre Peak (quasi 1700 mt), vicino ad immense cascate, foche e leoni marini. Rudyard Kipling la descrisse come l’ottava meraviglia al mondo, ed effettivamente i paesaggi sono incantevoli. Ecco qui un video che riassume la bellezza del posto in pochi minuti: https://youtu.be/iiBOi_8yVlQ

Cucina

screenshot.72La cucina neozelandese assomiglia molto a quella anglosassone, non ci sono particolari piatti degni di nota. Lo street food più soddisfacente comprende le famose “pies”, torte salate vendute in monoporzioni in quasi tutte le bakeries, dagli ingredienti più svariati. La più tipica è la Mince & Cheese Pie a base di carne trita e formaggio. Se volete cimentarvi nella sua preparazione, qui trovate la ricetta (in inglese).

20180105_005059_HDRSe siete amanti del pesce, in particolare delle cozze, non potete perdervi una sosta a Havelock, il paradiso delle cozze verdi giganti. Vengono servite in ogni modo, in brodo, impanate e fritte, o nella tipica zuppa chiamata “chowder”, anche quella di importazione (qui la ricetta in inglese).

La Nuova Zelanda sta crescendo moltissimo in termini di qualità dei vini, soprattutto Chardonnay e Merlot, che vengono prodotti da aziende giovani e con ottime risorse, tra cui non ultimo il suolo vulcanico, che conferisce al vino un sapore inconfondibile. Soprattutto nell’isola del Sud troverete numerose cantine che vi offriranno tour guidati e degustazioni da leccarsi i baffi.

Curiosità

I neozelandesi e il neozelandese: in Nuova Zelanda si parla inglese? Chi conosce l’inglese vi risponderebbe “ish”, cioè più o meno. Parliamo infatti di un inglese che è il riflesso della popolazione locale attuale, un meltin’ pot di culture che negli anni hanno influito molto sul vocabolario neozelandese, per non parlare delle loro creazioni e della lingua maori, tutt’oggi insegnata in molte scuole e parlata da molti. Per darvi un’idea, i Maori utilizzano molte meno consonanti rispetto ad una lingua comune, pertanto vi ritroverete a pronunciare lunghissime serie di wa-ta-ka-na anche per indicare il nome di un lago, un fiume o una cittadina.

I neozelandesi sono un popolo rilassato e gentilissimo. Sanno godersi la vita, sanno gustare il proprio tempo libero come si farebbe con un buon piatto, vivono molto tempo all’aria aperta, camminano scalzi (ovviamente non tutti e non sempre, ma non è difficile trovare gente anche vestita bene che cammina per strada scalza) e sorridono tanto. Penso che abbiano una formula vincente: nessuno si ammazza di lavoro, ma lavora il giusto e poi va a casa e si gode il proprio tempo libero. Sarà anche per questo motivo che in Nuova Zelanda sono stati inventati moltissimi sport, tra cui il bungy jumping. Troverete molte persone disponibili e sorridenti, pronte a darvi una mano o un’indicazione.

Kiwi: non è il frutto che noi tutti conosciamo, ma l’animale simbolo della Nuova Zelanda, oltre alla felce. Si tratta di un buffo uccello senz’ali, che si trova soltanto in Nuova Zelanda. È un animale notturno, con molte caratteristiche simili ai mammiferi ed è l’unico uccello ad avere delle simil-narici sul becco. Depone uova di quasi mezzo chilo (quasi più grandi di lui!) È possibile osservarlo nei Birdlife Parks che si trovano in molte località dell’isola.

Maori e Haka: ci sono moltissime possibilità di entrare in contatto con la cultura maori e i discendenti di questo fiero popolo isolano. La zona dove si concentra la maggior parte delle attività culturali legate ai Maori è Rotorua, nell’isola del Nord. Ovviamente di autentico rimane davvero poco, si tratta nella maggior parte dei casi di spettacoli organizzati per i turisti, con tanto di cena tipica, balletto di gruppo e chi più ne ha più ne metta. Ma come in tutte le cose, vale lo spirito di curiosità con cui si guardano questi spettacoli, in cui, lasciato perdere l’aspetto commerciale, c’è anche un bagaglio culturale che viene consegnato nelle nostre mani e che ci arricchisce. Vengono insegnate le tecniche di difesa, l’uso delle armi, gli svaghi, gli sport, i canti, e la tanto diffusa Haka, la danza di guerra che veniva praticata (e viene praticata tuttora in ambito sportivo, un esempio tra tutti gli All Blacks) per intimorire il nemico e dimostrare il proprio valore. Oggi viene insegnata nelle scuole ai bambini e praticata quasi come saluto nazionale. Non è tanto la danza in sé a colpire, quanto l’orgoglio negli occhi di chi la esegue, dal bambino che la impara a scuola all’attore che la interpreta nei teatri.

Chi poi ha visto il cartone animato della Disney Oceania non potrà non distinguere i tipici tratti maori nei neozelandesi di oggi: occhi scuri, carnagione ocra, aspetto fisico corpulenti, capelli ricci e tanti tatuaggi.

Orari notturni: sono la principale causa della totale rilassatezza del popolo neozelandese, e probabilmente anche dell’alto tasso di alcol che tanto preoccupa il Governo. Gli orari di lavoro sono spesso dalle 9 alle 17, nel senso che alle 17 si chiude tutto. Banche, musei, attrazioni turistiche, negozi, tutto. I supermercati e alcuni negozi concedono fino alle 19, e da lì il nulla. Anche i ristoranti chiudono presto, escluso nelle grandi città. Quindi prestate molta attenzione quando pianificate il vostro viaggio, per non farvi chiudere la porta in faccia da qualche museo o per non rimanere senza cena.

Alcol: cosa fai se alle 7 di sera tutto chiude e il divertimento più vicino è a chilometri e chilometri di distanza, da percorrere su strade tutte a curve e senza una luce, e nella migliore delle ipotesi sei circondato da squadroni di pecore? Bevi. Provate ad entrare in un qualsiasi locale, dalle città ai piccoli paesi o località turistiche. Ovunque troverete cartelli che vi segnalano che 1. È proibito bere all’aperto in pubblico e 2. Se siete troppo sbronzi vi portano a casa loro con la navetta o vi fanno chiamare a casa per venirvi a recuperare. In 15 giorni non ho visto grandi ubriaconi in giro, ma se ci sono tutti questi cartelli un motivo ci sarà.

Apocalisse: questa non la sapevo nemmeno io, ma l’ho trovata sul Sole 24 ore e non potevo non citarla. Pare che i milionari della Silicon Valley, in preda ad attacchi di survivalismo, abbiamo preso d’assalto la Nuova Zelanda per costruirsi i loro bunker contro l’apocalisse. Il motivo di base è perché la Nuova Zelanda è un Paese autosufficiente in termini di risorse energetiche, peccato che i milionari americani abbiano tralasciato il fattore vulcani. Altro che Apocalisse! Leggere per credere: Sole 24 Ore

Hobbiton: vale una visita, anche se cara. La terra in cui Peter Jackson ha portato in vita il Signore degli Anelli e Lo Hobbit di Tolkien è meta di migliaia di turisti ogni anno. Si trova a Matamata, non lontano da Rotorua e dai Maori, nell’isola del Nord. Si racconta che Jackson abbia scoperto questo appezzamento di terra sorvolando la zona con un elicottero alla ricerca di un luogo in cui non ci fossero pali della luce o segni di civiltà evidenti. Ed ecco l’ambientazione perfetta per la Contea, la terra degli Hobbit. Tutti i set esterni dei film di Jackson sono stati smantellati eccetto questo, che viene conservato perché frutta migliaia di dollari l’anno in visite turistiche. Triste a dirlo, ma è così. Si può visitare solo con una visita guidata, poiché siete all’interno di una proprietà privata. Ma se avete visto i film, o anche se non li avete visti, vale la pena una visita. Le guide sono molto preparate e vi spiegheranno tutti i dettagli e i retroscena del film. Non guarderete più le trilogie di Peter Jackson con gli stessi occhi!

Per chi non riesce a visitare Hobbiton, non perdete la speranza. In realtà è sufficiente acquistare una guida sulle location della trilogia per scoprire che le scene esterne dei film sono state girate praticamente ovunque. Tutta la Nuova Zelanda è un unico grande set cinematografico per i suoi paesaggi mozzafiato.

 Info logistiche

Fuso: dalle 11 alle 12 ore, dipende dalla nostra ora legale.

Guida: Keep left!!! In Nuova Zelanda si guida a sinistra, ve lo scrivono sui muri, sull’asfalto, sul cruscotto della macchina, ve lo spiegano quando noleggiate un’auto, insomma non potete dimenticarlo. A parte il primo approccio un po’ disorientante, vi renderete presto conto che siete capitati nel posto giusto per imparare a guidare a sinistra. Le strade sono tutte belle, asfaltate bene, con moltissime curve ma pochissime macchine. Non posso dirvi che sia un piacere guidare, soprattutto per chi soffre il mal d’auto, visto i sali scendi e le curve. Sembra che le gallerie non siano conosciute, o forse i neozelandesi non hanno nessuna voglia di bucare le loro colline, e forse fanno bene. Godetevi il viaggio, e mi raccomando keep left! (che in neozelandese si pronuncia kip lift).

Voli: le ore di volo sono davvero tante, tra le 25 e le 30. Forse la cosa migliore che possiate fare è non contarle. Vista la distanza, è d’obbligo uno scalo, che potrebbe essere negli Emirati Arabi o in Cina, a seconda della compagnia aerea che scegliete. Se fate scalo, approfittate magari per spezzare il viaggio e visitare qualche meta intermedia. Io ho visto Taipei sull’isola di Taiwan. Magari non una scelta eccezionale, ma mi ha aiutato per non sentire il peso del viaggio.

Controlli alimentari: ci hanno dedicato persino una trasmissione in tv, Airport Security NZ. Ci tengono davvero tanto all’ambiente e a fare in modo che non venga contaminato da alimenti, piante o semi non autoctoni. Scesi dall’aereo vi faranno compilare un modulo in cui dovrete dichiarare se portate con voi cibo di ogni genere, attrezzature da trekking, scarponcini usati in foreste, etc. Oltre ovviamente alle solite domande su trasporto di droga e armi. I controlli sono davvero rigidi, e se dichiarate il falso vi beccate una multa salata.

Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio: Gianluigi, Elena, Paola, Manuela, Rita, Eleonora, Paolo e Sara. Senza di voi il viaggio non sarebbe stato lo stesso!

Buona visione!