Sono partita per il Madagascar all’inizio di agosto del 2012. Non era un viaggio di piacere ma il coronamento di anni di lavoro con Capramagra Onlus, l’Organizzazione non profit da me co-fondata alcuni anni prima, assieme ai compagni di università. Scopo dell’Associazione, promuovere lo sviluppo in Madagascar attraverso progetti agricoli ed educativi. Fino a quel momento ci eravamo limitati a supportare da lontano le attività delle Suore di San Giuseppe di Aosta, in Madagascar da decenni, e nostro partner locale. Nel 2012 però i tempi si sono fatti maturi per pensare ad un intervento più strutturato.

Partiamo in 3, un fittissimo programma studiato a distanza, volto a portarci a casa quattro cose:

  1. Supervisione del progetto da noi finanziato a La Carrière;
  2. Sopralluogo a Camp Robin, indicatoci dal partner locale come nuova zona di intervento, e incontro con gli stakeholder locali per la scrittura condivisa del progetto;
  3. Incontro con le delegazioni delle varie agenzie delle Nazioni Unite e della Commissione Europea per aprire nuove partnership nel Paese;
  4. Mappatura dei bisogni sociali di tutte le missioni delle Suore di San Giuseppe nel Paese.

Un programma da stacanovisti, per soli 20 giorni di missione, eppure siamo riusciti a fare tutto e anche di più, ed è stato grazie all’esigenza di mappare i bisogni locali che abbiamo potuto spingerci nelle zone più remote del Paese, immergendoci completamente nella cultura e nelle tradizioni locali.

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Quando andare

Ogni stagione in Madagascar comporta delle complessità. Ad agosto è pieno inverno e sull’altopiano centrale si muore di freddo (avevo il giaccone che uso in inverno in Valle d’Aosta). La primavera è sconsigliabile per via dei tifoni che rendono impraticabili molte zone. L’estate immagino sia piena di zanzare ed essendo la malaria endemica, forse meglio evitare (posto che le zanzare ci sono tutti i mesi dell’anno, anche in inverno).

  • Antananarivo
    Antananarivo
  • Antananarivo
    Antananarivo
  • Suor Egidia, fondatrice della Missione delle Suore di San Giuseppe di Aosta in Madagascar
    Suor Egidia, fondatrice della Missione delle Suore di San Giuseppe di Aosta in Madagascar
  • La Carrière
    La Carrière
  • Padre Pedro in mezzo alla sua gente
    Padre Pedro in mezzo alla sua gente
  • In visita alla Delegazione dell'Unione Europea
    In visita alla Delegazione dell'Unione Europea
  • In visita alla Delegazione della FAO
    In visita alla Delegazione della FAO
  • Tsiroanomandidy, spettacolo di benvenuto per noi
    Tsiroanomandidy, spettacolo di benvenuto per noi
  • Camp Robin
    Camp Robin
  • Incontro con l'Associazione FTMTK, partner di progetto a Camp Robin
    Incontro con l'Associazione FTMTK, partner di progetto a Camp Robin
  • Alla Missione delle Suore di San Giuseppe di Aosta ad Antananarivo
    Alla Missione delle Suore di San Giuseppe di Aosta ad Antananarivo
  • Camp Robin
    Camp Robin
  • Camp Robin
    Camp Robin
  • Risaie
    Risaie
  • Una delle missioni visitate lungo la strada
    Una delle missioni visitate lungo la strada
  • Ci riposiamo giocando a carte all'ombra del fuoristrada
    Ci riposiamo giocando a carte all'ombra del fuoristrada
  • Mercato dell'artigianato di Antananarivo
    Mercato dell'artigianato di Antananarivo

Da non perdere

  • La Messa domenicale di Padre Pedro ad Antananarivo. Che siate o meno cattolici, vi posso assicurare una pelle d’oca alta 3 cm. La Messa dura un’eternità, una cosa come 3 ore, ma vi assicuro che voleranno. Ai turisti viene riservata una gradinata a parte, mentre la popolazione, e parlo di centinaia di persone, si raduna tutt’attorno e nel grande spiazzo centrale di questo centro sportivo adibito a Chiesa (o viceversa, non si è capito). Le Messe sono cantate, la gente balla tutta insieme, vestita a festa. Quando Padre Pedro annuncia le nazionalità presenti, parte un boato di gioia rivolto a noi turisti. Padre Pedro è straordinario, (biografia) . In 20 anni di lavoro in Madagascar ha costruito un’opera che ha tolto dalla strada migliaia di persone, dando loro case in muratura e opportunità lavorative. Il quartiere di Padre Pedro è oggi uno dei posti più belli della capitale.
  • Il mercato dell’artigianato di Antananarivo. Regola numero uno: partire con la valigia vuota e tornare con la valigia piena! Il Madagascar, tra tutti i paesi che ho visitato, è in assoluto quello con l’artigianato più straordinario! Oggetti in paglia di ogni foggia, borse, cappelli, statue. E ancora, oggetti intagliati nel legno, quadri, manufatti con latta da riciclo. Prendete tutto quello che potete, per noi i prezzi sono davvero bassi e si contribuisce a fare girare l’economia locale uscendo dalla logica benefattore-beneficiato. Qui siamo sullo stesso piano e nella contrattazione sul prezzo non la spunterete facilmente!
  • In generale le opere missionarie del paese. Orfanotrofi, scuole, dispensari rispondono ogni giorno ad un bisogno che è immenso. Sale operatorie con le tende di Dragon Ball, salvano vite umane, occhiali usati raccolti in tutta Europa ridanno la vista e in certi posti si respira davvero la solidarietà più pura.

 Curiosità

Il Madagascar è una terra dove popoli, culture, tradizioni e religioni si sono mescolati in maniera straordinaria e faticherete non poco a raccapezzarvi. Vedrete capelli riccissimi e liscissimi, occhi a mandorla su carnagioni scure. Vedrete un popolo fortemente cattolico e al contempo legato ad antiche tradizioni animiste. Soprattutto, sentirete cantare, in qualunque momento e per qualsiasi occasione e sembrerà sempre una festa, nonostante la povertà estrema.

Essendo nell’emisfero sud, la luna si vede al contrario:

Luna

Due righe a parte le merita la “Costa merdalda”, ormai parte del lessico familiare della nostra cerchia. Per una serie di vicissitudini su cui calerò un velo pietoso, tutt’a un tratto io e le mie due colleghe, ci ritroviamo in un adorabile angolo di paradiso lungo la costa di Manakara… Ci bagniamo per bene in acqua, ci sdraiamo sulla spiaggia, salutiamo le due ragazze che passano ridendo, e non facciamo assolutamente caso al tanfo infernale attorno a noi, fino a quando la realtà ci appare improvvisamente chiara: la gente si reca in spiaggia ad espletare le proprie esigenze fisiologiche a due passi da noi. Siamo sedute esattamente sulla fogna a cielo aperto della città. Un cane con un lungo pezzo di carta igienica in bocca ci corre incontro festoso. Il buio sta calando, abbiamo finito il credito nel cellulare e nessuno sta venendo a prenderci. Tutto attorno capannoni deserti. Non potendo fare nulla restiamo dove siamo, prendiamo un libro in mano e iniziamo a leggere aspettando il nostro destino che, per fortuna, si manifesterà due ore nella macchina dell’autista… Ci aveva semplicemente perse! Inutile dirvi che nella missione dove alloggiavamo non c’era acqua corrente e che per disinfettare noi stesse e i vestiti, abbiamo utilizzato un unico secchio riempito di Amuchina all’inverosimile.

Costa merdalda

Mi ha fatto venire i brividi pensare che l’unità di misura nel commercio al dettaglio in Madagascar è un barattolo di Socolait, uno zuccheratissimo latte concentrato consumato in tutto il Paese.

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Cucina

Questa è una nota dolente. Ovviamente essendo un Paese ancora molto povero, più di tanto non si trova. I malgasci si nutrono prevalentemente a riso, che consumano anche a colazione.
Se siete fortunati, arriverete nel Paese durante la stagione delle cavallette che, come in una maledizione biblica, arrivano in nuvole nere ricoprendo tutto ciò che incontrano, ma si trasformano ben presto in succulenti piatti che la gente mangia con gioia. Onestamente non ce l’ho fatta.

Cavallette

Se passate da Tanà (il diminutivo di Antananarivo), vi consiglio un ristorante nel quartiere dei diplomatici, dove ci hanno portato gli amici dell’Ambasciata Francese: Chez Lorenzo ai tempi era gestito da un italiano, ora leggo che è stato rilevato da un francese. Nulla di straordinario, ma se dopo un po’ vi venisse nostalgia di un ristorantino alla europea, eccovi serviti!

Info logistiche

Il mio è stato un viaggio particolare per cui vi posso solo confermare che avere come base una missione locale è un’ottima cosa sia dal punto di vista della sicurezza che del comfort. Idem per la macchina e l’autista.
Se decidete di fare i turisti fai da te, occhio a non indossare gioielli di nessun tipo e a non uscire a piedi al calare del sole (mi pare di ricordare che in agosto calasse attorno alle 18.30). Attenzione anche a cosa bevete e mangiate: colera, tifo e altre piacevolezze sono endemici, per cui meglio preferire sempre l’acqua in bottiglia. Io sono partita senza vaccinarmi e, facendo molta attenzione, non ho avuto nessun problema. Ah, la popolazione adora le Suore, girare con una di loro è garanzia di totale incolumità per tutto il viaggio! Infine, ricordatevi che al calare del sole si scatena la guerra alla sopravvivenza tra voi e le zanzare. La zanzariera deve essere costantemente montata sul letto e lo spray antizanzare deve diventare il vostro nuovo Chanel N.5.

Ecco cosa ha realizzato Capramagra Onlus in Madagascar:

  1. A La Carrière, una scuola agricola per i ragazzi della periferia della capitale, dove apprendere i rudimenti da applicare poi su un fazzoletto di terra che viene consegnato loro al termine del percorso;

La Carrière 2

2. A Camp Robin, un magazzino di stoccaggio dei prodotti agricoli e una mensa per i ragazzi delle scuole, costretti a mangiare per terra all’aperto. Tre anni di corsi di formazione su igiene e agricoltura.

Foto edificio costruito da noi