Un vero must se si vuole capire Cuba. Leggerlo durante il mio viaggio mi ha fatto seguire passo dopo passo Fidel Castro e Che Guevara nel loro sogno di liberazione di Cuba. Il libro è una biografia di Ernesto Guevara frutto di anni di ricerche, colloqui, viaggi, amicizie, resoconti, testimonianze, raccolte con grande maestria e dovizia di dettagli dall’autore, il giornalista francese Jean Cormier che ha dedicato oltre 7 anni a questo progetto con la collaborazione di Hilda Guevara, figlia del Che.

Attraverso il racconto si ha l’impressione di conoscere “il Che”, come lui stesso amava definirsi, quasi in prima persona, di riuscire a capire i ragionamenti dietro le sue decisioni, condividere le sue aspettative e i suoi sacrifici. A prescindere dall’orientamento politico, non si può non definire questo personaggio un eroe pubblico che ha dedicato tutta la sua vita all’ideale di libertà del popolo, libertà dai regimi e dagli oppressori di qualsiasi paese.

Provate a pensarci: un ragazzo argentino lascia la famiglia benestante e il suo paese e parte per un lungo viaggio su una moto sgangherata con l’amico del cuore, entra in contatto con gli strati sociali più disagiati dell’America Latina, tocca con mano grazie ai suoi studi in medicina le conseguenze di povertà e scarse condizioni igieniche sui popoli che incontra. Dopo la laurea in medicina, riparte e arriva in Messico dove incontra Fidel Castro e rimane affascinato dal suo carisma e dalla sua ferma volontà di portare una rivoluzione armata a Cuba per rovesciare il regime di Batista e liberare Cuba dal controllo americano. Lascia la moglie e la figlia e si arruola in un esercito creato dal nulla, allenandosi strenuamente e combattendo giorno dopo giorno contro l’asma che lo perseguita dalla nascita. Una volta raggiunta Cuba vive per mesi nella foresta della Sierra Maestra dove progetta, guida e combatte la guerriglia contro l’esercito lealista. Di giorno combatte, di notte studia o insegna ai suoi compagni a leggere, scrivere e contare. Perché la cultura è la base di tutto, dice. Non puoi essere un soldato vero se non sai ciò per cui combatti.

Dopo 3 anni di battaglie, morti, delusioni e vittorie finalmente arriva la vittoria, celebrata a fianco del suo compagno di sempre e guida Fidel. Diventa capo della Banca Nazionale e Ministro dell’Industria e dell’Economia, ma gira in uniforme, guadagna poco come gli altri, e la domenica si alza all’alba per andare a lavorare come volontario nei campi di canna da zucchero, controllando che tutti ricevano la stessa razione di cibo e gli stessi trattamenti. Viaggia in qualità di diplomatico, incontra i Presidenti di mezzo mondo, rimane deluso dal modello comunista sovietico che ritiene solo di facciata.

Un vero utopista, tanto da credere che la rivoluzione armata non si possa fermare a Cuba ma debba essere estesa a tutta l’America Latina. Lascia tutto, i suoi incarichi, la sua seconda famiglia con figli, Fidel, e riparte prima per il Congo e poi per la Bolivia, dove viene completamente abbandonato da tutti e, tra le condizioni estenuanti della giungla in cui vive e i mancati appoggi interni ed esterni, vede l’intero esercito boliviano, la CIA e il KGB schierarsi contro di lui e i suoi 17 compagni e trova la morte. Come si può ritenere una minaccia una manciata di persone stanche e malate, se non grazie al mito che le precede?

Ma soprattutto, mi sono sempre chiesta, chi gliel’ha fatto fare? Cosa muove una persona a combattere fino alla morte in un paese straniero per un ideale? È certo però che la sua morte lo ha consacrato alla Storia.

A Cuba Che Guevara vive ancora, sembrano passati solo pochi giorni dalla sua morte e non 53 anni. Ogni porta, ogni palo della luce, ogni parete riporta una foto, un disegno, una citazione di questo grande uomo che ha dedicato la sua vita agli altri, prima come medico e poi come martire.

Leggete il libro, davvero. Si ha solo da imparare da questa figura carismatica, esempio di determinazione, integrità e coraggio, qualità che al giorno d’oggi latitano più che mai nel nostro panorama politico.

“Un popolo che non sa né leggere né scrivere, è un popolo facile da ingannare.”

“Siate sempre capaci di sentire nel più profondo qualsiasi ingiustizia, commessa contro chiunque, in qualsiasi parte del mondo. È la qualità più bella di un buon rivoluzionario” – lettera d’addio scritta ai figli.