“God I love the sweet taste of India, lingers on the tip of my tongue”…così cantano gli Aerosmith. Non potrei usare parole diverse dalle loro per definire il mio viaggio in India. Nonostante sia una terra di forti contrasti, e nonostante il turista medio viva nel preconcetto dell’India = Paese sporco e povero, l’impressione che lascia in chi si apre alla sua conoscenza è profondamente positiva e di grande arricchimento.

Ci vuole il visto e ci vogliono ore in Consolato. OK. Ti devi vaccinare. OK. Ma chi te lo fa fare? Me lo sono sentita chiedere davvero. Non volevo un viaggio nella natura o nella storia, volevo un viaggio nell’animo umano. Ed ecco esattamente il perché del mio viaggio in India. Sono partita con mille domande, e mano a mano che giravo tra i paesini, sui treni, nelle strade, l’oracolo dell’India mi dava le sue risposte, non su di lei, ma su di me.

Se anche voi avete le vostre domande e volete partire per una profonda ricerca, buon viaggio in India!

PERCHÉ ANDARE

Per un Paese come l’India serve anche questa sezione. Prima di tutto per capire se è un viaggio che può fare al caso nostro oppure no. Infatti, l’India è per tutti ma non tutti sono per l’India. Prima di essere un viaggio in un Paese, è infatti un viaggio nell’animo umano, nelle sue complessità, nei suoi contrasti, nella sua bellezza e nei suoi angoli oscuri.

Consiglio a chi vuole andare di prepararsi un minimo, di informarsi leggendo e curiosando il più possibile, in quanto le usanze e la cultura indiane sono molto diverse dalle nostre ed è bello poter assaporare le differenze e saperle capire.

Vale per tutti i viaggi, ma soprattutto per l’India partite con mente aperta, siate pronti a provare, a chiedere, ad emozionarvi, a dare sfogo alle vostre sensazioni senza vergogna, ad imparare, a confrontarvi, ad infastidirvi, anche ad arrabbiarvi perché non capite o non siete d’accordo. “Chi è stato in India, non torna mai davvero del tutto”. Così mi ha detto una carissima amica, e non posso che darle ragione.

QUANDO ANDARE

Il periodo ideale per visitare l’India del nord è il periodo che va tra ottobre e marzo. Le temperature sono gradevoli, intorno ai 20-23 gradi di giorno e intorno ai 10-15 la sera. Non piove e si può girare comodamente in maglietta. (più si va a nord, più le temperature scendono, ma questo è normale un po’ ovunque).

La primavera coincide con la stagione calda (potrei anche dire torrida: il caldo umido si percepisce il doppio), e l’estate è la stagione delle piogge, l’umidità e temperature sono alte. I disagi sono imprevedibili in ogni stagione, ma chiaramente con le piogge aumenta la probabilità…

Ogni mese ha le sue feste, che si celebrano in tutto il Paese, perciò c’è sempre la possibilità di partecipare a qualche festival colorito.  Il più conosciuto forse anche all’estero è l’Holi Festival, il Festival dei colori, che si tiene ogni anno in primavera, ma ogni anno la data cambia.

DA NON PERDERE

NUOVA DEHLI

Con circa 22 milioni di abitanti, costantemente in crescita, è una delle città più popolose del mondo. Ed è talmente grande che non la si conosce mai tutta. Eppure, nonostante si parli di metropoli, nonostante ci voglia un po’ di tempo per abituarsi all’intensità del traffico, e nonostante anche girare a piedi sia una vera sfida, Nuova Dehli ha un fascino unico. C’è moltissimo da vedere e una delle esperienze più incredibili è farsi portare da un tuk-tuk attraverso il labirinto di strade senza nome, storditi dal rumore dei clacson, dalla polvere e dalla folla. Cosa c’è di bello in tutto questo? Lo si capisce solo dopo che lo si è provato. Perché, in antitesi con tutto quanto, nel centro della confusione troverete pace. Addio fretta, addio rabbia, addio agitazione. Vi assicuro, Dehli non lascia nessuno indifferente.

Lotus Temple: grande esempio di accoglienza, questo tempio mi ha lasciato davvero senza parole. Primo per la sua bellezza, è infatti costruito in marmo bianco e a forma di fiore di loto, simbolo comune a tutte le principali religioni. Qui infatti ognuno può venire a pregare o meditare, indipendentemente dalla sua religione. Attorno ai petali ci sono nove piscine naturali d’acqua, che di notte si illuminano rendendo lo spettacolo davvero meraviglioso.

Tomba di Humayun: tomba dell’imperatore moghul Humayun, morto nel 1556. Questo mausoleo di forma ottagonale è posto al centro di un giardino quadrato. La sua forma ed il suo stile architettonico hanno ispirato il Taj Mahal. Dal 1993 è stato inserito nell’elenco dei siti patrimonio dell’Unesco.

Qutb Minar: vera meraviglia architettonica risalente al dodicesimo secolo, costruito in arenaria rossa. È il più alto minareto in mattoni del mondo e un importante esempio di architettura indo-islamica. È alto 72,5 metri, con una base larga 14,3 metri ed una sommità di 2,7 metri. Nel complesso di Qutb c’è la Colonna di Ashoka, una delle torri più alte dell’India. In origine erano due, ma una non venne mai terminata.  È una delle curiosità metallurgiche più famose del mondo: costituita al 98% di ferro, è una colonna alta 7,21 metri e pesante oltre sei tonnellate. Sulla colonna è presente un’iscrizione che spiega la sua costruzione in onore di Vishnu, una delle principali divinità induiste. Ha sempre destato curiosità poiché, nonostante il clima monsonico, ha resistito alla corrosione per 1600 anni.

Raj Ghat (Mahatma Gandhi Memorial): piattaforma di marmo nero situata all’interno di un grande parco fiorito. La piattaforma si trova nel luogo in cui fu cremato il Mahatma Gandhi, celeberrimo personaggio della storia indiana, ucciso nel 1948. Sopra la piattaforma c’è una fiamma che viene tenuta costantemente accesa. All’ingresso del parco sono poste incisioni che riportano alcune delle massime del Mahatma. Una fra tutte: “l’uomo si conosce realmente solo dall’umiltà del suo spirito”.

Jama Masjid: la più grande moschea di Delhi, capace di contenere fino a 20.000 fedeli. Il cortile interno è circondato da colonnate con padiglioni a volta. Le donne in visita possono entrare coprendosi con degli abiti forniti gratuitamente all’ingresso, portando il capo rigorosamente coperto.

Forte Rosso:  straordinaria testimonianza della potenza e dello splendore dell’epoca moghul, il Forte Rosso venne costruito da costruito tra il 1638 e il 1648 dall’imperatore moghul Shah Jahan. E’ ispirato al Forte Rosso di Agra.  Il Forte Rosso di Delhi è inoltre un luogo altamente simbolico, nel cuore del popolo indiano: non solo testimonia l’apice della gloria moghul, ma fu proprio dalle sue mura che la notte tra il 14 e il 15 Agosto del 1947 venne annunciata l’indipendenza dell’India.

Lakshmi Namayar Temple: tempio dedicato alla dea Lakshmi, dea della ricchezza (anche spirituale), della fortuna e dell’abbondanza la cui immagine si trova in ogni casa, a protezione del benessere e della prosperità della famiglia. Si tratta di un immenso complesso dai toni rossi e bianchi, composto da un labirinto di sale, terrazze, balconate, portici e riccamente adornato con immagini tratte dal Ramayana, citazioni di Upanisad (testi sacri dell’induismo) e idoli come Ganesh o la bella Lakshmi, cui si possono toccare i piedi in segno di devozione (puoi farlo solo se ci credi, avvisano). Potrete ricevere la benedizione con il classico bindi (punto rosso disegnato sulla fronte) e una collana di fiori freschi. Ingresso gratuito.

In città troverete bazaar per tutti i gusti, quello delle spezie, dei tessuti, dell’argento, degli articoli nuziali, e chi più ne ha più ne metta. Esiste persino un’intera strada dedicata al Main Bazaar. Diffidate dagli autisti che vi dicono che il è chiuso, ve lo diranno solo per potervi portare negli empori turistici supercari, la classica tourist trap. Articoli tipici sono: borse decorate con perline, statuette di divinità induiste di vario materiale (bronzo, marmo, legno), pietre preziose, tessuti per sari e foulard, gioielli di ogni genere, spezie e té, profumi e abiti colorati.

Lodhi Park Restaurant: piccola chicca nell’immensa città di Dehli. Si tratta di un ristorante molto accogliente e di ottima qualità all’interno del Lodhi Park. Si cena con circa 30 Euro, con vino pesce e caffè. Ottime le zuppe e i piatti di verdure da condividere. Si cena su tavolini all’aperto nel parco, circondati da mille lucine.

AGRA

Taj Mahal: costruito nel 1631, è attualmente il simbolo più conosciuto dell’India. Definito dal poeta Tagore “una lacrima di marmo ferma sulla guancia del tempo”, venne costruito dall’imperatore moghul Shah Jahan in onore alla memoria della moglie Mumtaz Mahal, morta dopo aver dato alla luce il loro 14esimo figlio.

La costruzione del mausoleo è durata 22 anni e ha impiegato circa 20.000 lavoratori, che vivevano nei pressi del palazzo o nella città di Agra. È realizzato con marmo trasparente, la particolarità che gli consente di assumere diverse colorazioni durante la giornata, a seconda della luce. Nel marmo sono incastonate pietre semi preziose: turchese, lapislazzuli, giada, onice e malachite. A differenza di quanto si possa immaginare, data la vastità del luogo e del parco circostante, non sarete invasi da enormi folle di turisti durante la visita, se non all’interno del tempio centrale, a cui potrete dedicare una breve visita (al buio perché il tempio interno non è illuminato). I momenti migliori per visitare il Taj Mahal sono l’alba e il tramonto, in cui dà il meglio di sé con i suoi colori cangianti.

VARANASI

Chiamata in origine Benares, Varanasi è la città dei morti, la città dall’origine millenaria. Colpisce principalmente perché quando si arriva, si ha l’impressione che il tempo si sia fermato. È una città senza tempo, densa di forti energie. Camminando per le strette stradine della città vecchia, potrete immergervi nella brulicante vita quotidiana della città: tutto si fa in strada, incontrerete artigiani di ogni genere, dentisti, barbieri, mercanti di fiori, e qualsiasi cosa possiate immaginare, lì c’è. Vi troverete immersi in una folla di persone, motorini, mucche e cortei funebri. Già, proprio cortei funebri: potrete facilmente trovarvi faccia a faccia con delle barelle ricoperte di fiori portate a mano dai parenti del morto, la famiglia che lo accompagna al crematorio. Non perdetevi questa esperienza, è toccante vedere come le famiglie, nella loro compostezza, dedichino cure e amore ai loro cari scomparsi, portandoli verso il Gange, bagnando loro il capo e accendendo le pire che li bruceranno lentamente, per poi disperdere le loro ceneri nel fiume scaro per eccellenza, colui che dà la vita e se la riprende.

Varanasi è anche la città del dio Shiva e dei templi, tra cui il Golden Temple, lo Shiva Temple (New Vishwanath Temple) e il Monkey Temple (Durga Temple), tempio delle scimmie dedicato a Hanuman, una delle figure più importanti del Ramayana, grande poema epico indiano. Alcune curiosità: nello Shiva Temple potrete sussurrare i vostri desideri a Nandi, il toro fedele a Shiva, mentre al Monkey Temple potrete comprare degli ottimi dolcetti o samosa. Ogni sera a Varanasi si celebrano cerimonie in onore a Shiva sui ghat, gradinate che scendono fino al Gange.

A Sarnath, antica città universitaria vicino a Varanasi e luogo della prima predicazione del Buddha storico, si vista uno dei templi buddhisti più antichi al mondo, con uno stupa costruito tra il 150 e il 500 d.C.

A Varanasi non si dorme. Alzatevi all’alba, incontrerete tantissime persone che si muovono per raggiungere i ghat sulle rive del Gange per…per fare di tutto. Un giro in barca a remi vi mostrerà il brulicare di vita dell’alba a Varanasi, con gente che fa le abluzioni, si lava, lava i panni, prega, medita, mangia, svolge cerimonie, e getta le ceneri dei propri cari nel fiume. Tutto in poche centinaia di metri. Difficilmente resterete indifferenti a questo stile di vita. Personalmente mi ha profondamente scosso, commosso e una volta lasciata Varanasi, ho sentito di avere il cuore più leggero.

RISHIKESH

Capitale mondiale dello yoga. Si respira ovunque un’atmosfera di tranquillità e pace. È il posto perfetto per iscriversi ad un corso di yoga di qualsiasi stile, livello e durata. È inoltre possibile visitare templi ed ashram, il più famoso è quello di Swami Sivananda appena fuori Rishikesh. Sulle rive del Gange si svolgono cerimonie tutti i pomeriggi alle 18, a cui è possibile assistere insieme ai nativi.

Passeggiate per le stradine del centro, immergetevi nei negozi, iscrivetevi ad un corso di cucina indiana, fermatevi in qualche locale (molto bello il Little Buddha Café) a sorseggiare un ginger lemon honey tea e guardare il tramonto sul Gange.

Assolutamente da non perdere: andate a pranzare al Ramana’s Garden. Si tratta di un orfanotrofio istituito da una simpaticissima ed elegante signora americana. Avrete l’occasione di sedervi con lei e farvi raccontare la sua esperienza, di provare piatti gustosi serviti dai bambini dell’orfanotrofio e soprattutto darete una mano con le vostre offerte. Qui il sito per dare un’occhiata: https://sayyesnow.org/

AMRITSAR

Situata nel Punjab, regione al confine con il Pakistan, Amritsar è la capitale della comunità sikh, uno dei più importanti gruppi religiosi e culturali dell’India, con caratteristiche uniche e peculiari. Ad esempio, gli uomini non si tagliano mai i capelli e li avvolgono in un turbante colorato. Inoltre indossano un pugnale simbolico, parte delle 5 K che caratterizzano la tradizione sikh: kesh (capelli lunghi incolti), kangha (piccolo pettine di legno), kara (bracciale di ferro o acciaio), kacchera (pantaloni corti) e kirpan (pugnale), a cui si aggiunge il turbante. Il sikhismo si basa sul concetto di uguaglianza di tutti gli uomini a prescindere dalla fede, dalla razza e dalla provenienza geografica.

L’attrazione principale è il Tempio d’Oro. Vale davvero la pena visitare Amritsar, fosse anche solo per una breve visita al tempio. Si entra con il capo coperto e rigorosamente a piedi nudi. Il tempio è composto da un porticato esterno in marmo bianco, simile al Taj Mahal, costruito in stile occidentale, con quattro entrate che rappresentano l’apertura a tutte le fedi. All’interno c’è il vero e proprio tempio d’oro, circondato da un bacino di acqua sacra chiamato Amrit Sarovar (Amrit è infatti il nettare dell’immortalità). All’interno di questo tempio è custodito il Guru Granth Sahib, il libro sacro dei Sikh. Si tratta di un libro enorme che viene portato ogni giorno al tempio e letto da un sommo sacerdote. Nonostante la folla, si respira un’atmosfera di profonda spiritualità. Uno dei lati del tempio esterno ospita una mensa gigantesca, che grazie al lavoro di volontari ogni giorno dà da mangiare a circa 100.000 persone di ogni razza, religione e classe sociale. Fermatevi a mangiare, è un’esperienza emozionante da provare una volta nella vita. Verrete accolti con gentilezza e sorrisi. Il pasto è gratuito, ma merita un’offerta. Potrete anche fermarvi con i volontari a preparare il pane o dare una mano a lavare i piatti.

Acanto al Golden Temple si può visitare il Jallianwala Bagh Memorial, parco dedicato alla memoria del massacro di 1500 indiani sikh uccisi nel 1919 dall’esercito britannico.

DHARAMSALA

Sede ufficiale del governo tibetano in esilio dal 1959, questa cittadina è famosa soprattutto per la vicinanza con Mc Leod Ganj, residenza attuale del Dalai Lama. Si tratta di una cittadina di montagna, meta di moltissimi turisti e pellegrini. Da vedere il Norbulingka Institute, a circa 6 km da Dharamsala. È un istituto in cui vengono preservate le tradizioni tibetane. Si possono osservare laboratori di cucito, pittura e intaglio, il tempio centrale, un museo di bambole tradizionali e l’immancabile showroom dove si comprano i prodotti lavorati dalle famiglie del centro. L’intero complesso è costruito in stile tibetano. C’è anche un bar che serve un ottimo caffè.

Gyuto Tantric Monastery: classico monastero tibetano, in cui le abitazioni dei monaci si organizzano attorno al tempio centrale. Molto interessante assistere alle cerimonie dei monaci buddisti, che fanno partecipare i turisti a loro discrezione. Suonano corni, tamburi e strumenti che somigliano a campanelle, e discutono i testi sacri. Vale davvero la pena provare quest’esperienza.

Tsuglagkhang Complex: si tratta del complesso che ospita la residenza del Dalai Lama a McLeod Ganj. Si possono visitare il Kalachakra Temple e lo Tsulagkhang Temple, dove prega il Dalai Lama. In alcuni casi è anche possibile incontrarlo o assistere a sue lezione e conferenze. Ciò che colpisce è l’assoluta normalità di questo tempio, non c’è sfarzo, non ci sono stretti controlli (se si esclude un rapido controllo di zaini) il clima che si respira è di pace assoluta. Il Dalai Lama si confonderebbe tranquillamente con tutti gli altri lama, con le loro tuniche rosso scuro e il passo lento. Così è, esattamente come dovrebbe essere per ogni ordinamento religioso, fede, o filosofia. Il grande capo sembra uno di noi.

Camminate per le stradine di Mc Leod Ganj, è molto piccola, entrate nei negozi a parlare con la gente, ammirate i meravigliosi mandala dipinti a mano dagli artisti locali, provate a suonare le famose campane tibetane e sentire come vibrano nel vostro corpo (ognuna ha una vibrazione diversa). Potrete portarvi a casa un pezzo di Tibet a prezzi molto ragionevoli.

CURIOSITÀ E INFO UTILI

Gestualità

Per un occidentale non è immediato riuscire ad entrare nel vivo della cultura locale: ci sono infatti molte usanze da tenere a mente, e può passare del tempo prima che vengano in automatico. Ad esempio, non usare la mano sinistra, ritenuta impura, per toccare le altre persone o mangiare; non fissare i bambini, non toccare la testa, è considerata sacra, non sbaciucchiare per salutare ma porre le mani giunte al petto in segno di namasté.

Gli indiani scuotono la testa in maniera singolare, inclinandola da un lato. Può significare sì, no, forse e non so. Perciò se ad una domanda ottenete questa risposta, lasciate perdere, un bel sorriso e via!

Foto

Si può fotografare ovunque, e dove non si può è espressamente indicato (ad esempio in alcuni templi). Un po’ come in tutto l’Oriente, l’occidentale, soprattutto se di carnagione molto chiara, è molto apprezzato. Noterete che nei cartelloni pubblicitari vengono scelti indiani dalla pelle più chiara possibile (tanti sono anche photoshoppati). Gruppi di giovani vi chiederanno di posare con loro per dei selfie – ebbene sì, selfie è diventata davvero la parola più internazionale al mondo, direi quasi interplanetaria. All’inizio è divertente, ma al milionesimo che ve lo chiede, addio pazienza.

Tempo

In India il concetto di tempo perde importanza. Non vedrete nessuno con l’orologio al polso, gli orari esistono ma sono sempre aleatori. Non esiste il nostro quarto d’ora accademico, ma al limite parliamo di due o tre ore accademiche. Un milanese impazzirebbe sul serio. Ci possono essere mille inconvenienti che vi faranno cambiare programma, i treni subiscono ritardi, le persone si presentano agli appuntamenti in ritardo. Il mondo turistico ha cercato nel tempo di adeguarsi alle esigenze occidentali, per cui gli orari di hotel, guide turistiche ed attrazioni turistiche sono solitamente rispettati. Ma dopo un primo disorientamento, imparerete ad aspettare, e persino ad apprezzare questi ritmi lenti che noi occidentali abbiamo dimenticato, abituati a ricevere tutto subito o chiedere che le cose vengano fatte “per ieri”.

Banca

Informate la vostra banca prima di partire. Così eviterete spiacevoli inconvenienti di bancomat o carte di credito bloccate. Questo succede perché alcune zone dell’India sono nelle black list delle banche e se notano un tentativo di prelievo proveniente da quelle zone, vi bloccano tutto in automatico. State tranquilli, io ho prelevato dalle banche meno conosciute e non mi è successo nulla. Ovviamente dopo che ho sbloccato il bancomat.

Orari delle attrazioni turistiche

Controllate sempre in anticipo gli orari di apertura di musei e luoghi turistici, tanti sono chiusi il lunedì e gli altri giorni chiudono alle 17 (qui purtroppo gli indiani sono puntuali). Programmate i vostri giri calcolando aperture e distanze in modo da non perdere occasioni.

Gange

Non mi dilungo sul significato dei due fiumi sacri indiani, il Gange e lo Yamuna. Dico solo che proprio quest’anno, nel 2017, per la prima volta nella storia, lo Stato indiano ha conferito a questi fiumi gli stessi diritti di una persona: chiunque compia atti volti a danneggiare o inquinare i fiumi sarà perseguibile penalmente. Fa sorridere questo provvedimento, se consideriamo che si tratta di due dei fiumi più inquinati al mondo. Come per dire, beh…salviamo il salvabile.

CUCINA

In India il cibo è piccante. Se non vi piace, mettetevi l’anima in pace. Mangerete piccante in ogni caso: quello che per voi è piccante, per un qualsiasi indiano non lo è. A ristorante, se il cameriere vi dice “it’s spicy”, vuol dire che è mortalmente piccante, mentre se vi assicura con un cenno del capo che “no, no, it’s not spicy”, sarà comunque piccante, ma ad un livello accettabile. Detta questa premessa, il cibo è squisito e la cucina è davvero molto varia.

Un’esperienza che consiglio, a chi ce la fa ovviamente, è di provare a mangiare vegetariano: vi sorprenderà l’estrema varietà di verdure, legumi e condimenti che si possono provare senza mai ripetersi.

Per provare a cimentarsi nella gustosa cucina indiana, vi lascio un link di un blog in inglese che vanta un elenco veramente ampio di ricette: www.vegrecipesofindia.com

Nella mia lista dei preferiti, metterei sicuramente:

  • Gobi, il cavolfiore, che viene cucinato in mille salse e risulta veramente saporito (per intenderci, non il classico cavolfiore al vapore…).
  • Cheese Naan, il pane cotto nel forno tandoori e ripieno di formaggio.
  • Paneer: è un formaggio tipo tofu, derivato dal latto fatto cagliare con il limone. Viene aggiunto alle zuppe, fritto a cubetti, preparato in mille modi diversi ed è davvero molto buono.
  • Thali: è un piatto unico tipico che può essere a base di carne o verdure. Il piatto è diviso in piccole ciotole, la più grande dedicata al riso, le più piccole riempite di svariate salse e zuppe.

Dimenticatevi l’alcol, che spesso è proibito, o è più caro di ogni altra bibita. Il vino non è un granché, mentre la birra è molto leggera ma buona.

Da provare il chai, tè al latte, e il “ginger lemon honey tea”, che come dice il nome è tè con zenzero limone e miele. Ottimi entrambi. Non si può tornare dall’India senza aver mai provato il chai.

LOGISTICA

Le alternative di volo sono molte, con o senza scale. Io ho volato con Air India, con volo diretto da Milano Malpensa a Nuova Dehli, il volo dura circa 7 ore.

La differenza di fuso è di 4 ore e mezza (3 ore e mezza quando da noi in Italia è in vigore l’ora legale).

Muoversi all’interno del Paese può essere molto complesso se si decide di muoversi da soli affittando un’auto o una moto. Le strade sono poco segnalate, ma soprattutto il traffico!!!! Finché non si vede non ci si crede. Per rendere l’idea riporto cosa dice il sito www.guidaindia.com : Guidare in India è infatti un’operazione complessa ed estremamente pericolosa ed è meglio lasciare dunque l’incombenza a chi se ne intende. Vigono in teoria le regole di circolazione britanniche, ma in realtà, più che a destra o a sinistra, in India si circola in mezzo e a base di segnalazioni acustiche. Scarsissima anche la segnaletica, i semafori funzionati e/o rispettati e l’illuminazione notturna, e i conducenti in possesso di veicoli degni di questo nome fanno quindi uso fisso di abbaglianti per ovviare all’oscurità, su strade che pullulano di animali selvatici, bestiame, carrette, motociclette senza luci e cariche di merci e persone, che scartano continuamente a sorpresa per evitare l’umanità che le percorre a piedi ad ogni ora del giorno e della notte. Basicamente, in sostanza, in India ci si intende a suon di clacson e mani, in mancanza di frecce, e sulle strade vige la più totale anarchia.   

Questa anarchia per le strade è in realtà parte del grande fascino del Paese. Vi consiglio di farvi portare dai Tuk tuk, contrattando il prezzo della tratta PRIMA di salire a bordo. E’ il modo migliore per viaggiare negli intricati intrecci di strade cittadine, e sicuramente farete amicizia con qualche autista. Impossibile resistere ai loro sorrisi. Unico consiglio: non chiedete a loro consigli su dove fare shopping, vi vorranno portare a tutti i costi in empori solo per turisti, carissimi e poco originali.

Per le lunghe distanze, scegliete il treno o gli autobus di linea. Sono confortevoli, viaggiano spesso di notte consentendovi di dormire in cuccetta o su poltrone reclinabili e facendovi risparmiare tempo per girare di giorno. Prenotate sempre prima, informandovi sul tipo di treno e le relative classi: ce ne sono sempre più di una e a seconda di dove finite, la situazione cambia parecchio. Sul treno potrete provare il famoso chai tea, assaggiare snack o pranzi e cene completi.