Ad agosto 2010 abbiamo deciso di inoltrarci nei Balcani Occidentali, sulle tracce della guerra. I freschi ricordi degli studi in Scienze Politiche e l’interesse coltivato attraverso i libri, ci hanno spinti a ripercorrere le tappe del più sanguinoso conflitto europeo dei giorni nostri. Partiti in macchina da Milano, ci siamo diretti prima in Slovenia, poi in Serbia, in Bosnia e infine in Croazia.

Mappa viaggio

Uno dei viaggi più emozionanti della mia vita. Vedere le rovine dei bombardamenti NATO a Belgrado e pochi giorni dopo camminare tra le lapidi di Srebrenica sono sensazioni che non si dimenticano.

Il viaggio ci porta come prima tappa a Ljubljana, una cittadina estremamente tranquilla e graziosa, assolutamente consigliata per un weekend di relax fuori confine.

Proseguiamo poi alla volta di Zagabria, dove ci fermiamo giusto il tempo di riprendere fiato. La città è deserta, probabilmente anche qui è periodo di ferie. L’illuminazione notturna è scarsa, alla sera non mi sento particolarmente a mio agio. Di giorno l’impressione è diversa, la piazza centrale ci accoglie con le case colorate e i tram azzurri e non ci perdiamo il caratteristico mercato di frutta e verdura di Dolac.

Zagabria1 Zagabria2 Zagabria3

Ma la Strada ci chiama, per noi il vero viaggio deve ancora cominciare!

Strada

 

E inizia varcato il confine con la Serbia. Innanzitutto qui le scritte sono in cirillico e per districarci tra le strade di Belgrado, dobbiamo necessariamente ricorrere al mitico mini vocabolario della Lonely Planet.

Inizierò dicendo che Belgrado è una città molto moderna, per certi versi mi sembrava di essere a Milano. Le sue strade principali sono percorse da centinaia di magnifiche ragazze bionde in passeggiata. Qui la guerra ha lasciato le sue tracce solo in certi edifici in periferia e nel Museo Militare della Cittadella di Kalemegdan, tappa immancabile del viaggio!

  • Bombardamenti NATO su Belgrado
    Bombardamenti NATO su Belgrado
  • Belgrado, Museo Militare
    Belgrado, Museo Militare
  • Belgrado, Museo Militare
    Belgrado, Museo Militare
  • Belgrado, fiume Sava
    Belgrado, fiume Sava
  • Belgrado, icone ortodosse
    Belgrado, icone ortodosse
  • Belgrado, la via centrale
    Belgrado, la via centrale
  • Belgrado, Sveti Sava, la più grande chiesa ortodossa della Serbia
    Belgrado, Sveti Sava, la più grande chiesa ortodossa della Serbia

Alla sera Belgrado offre delle sorprese di tutto rispetto. Due in particolare: la via acciottolata di Skadarska, incantevole cornice per una cena romantica e la Federal Association of Globe-Trotters, un locale assurdo e affascinante, situato in un sottoscala buio che non avremmo mai potuto scoprire senza il consiglio della Lonely Planet!

Belgrado 6

 

Una curiosità: dato che la Serbia fu vittima della più grave iperinflazione della storia europea, cercate di procurarvi tra le bancarelle che incontrerete lungo la strada, una delle banconote di quel periodo: così tanti zeri su una cartamoneta non li avete mai visti!

La Strada ci chiama, è tempo di ripartire. Abbandonata l’atmosfera gioiosa di Belgrado, siamo pronti ad affrontare la strada per Srebrenica. Arrivarci non è semplice. Compriamo una cartina e ci mettiamo in cammino. Ci perderemo più volte, attorno a noi solo boschi. A un certo punto chiediamo aiuto a un camionista. Parla italiano, o meglio, dell’italiano conosce solo le peggiori bestemmie, ma ridendo e scherzando ci conduce fino al confine. Qui il magone. Case distrutte ovunque. Non parliamo più. Ci perdiamo ancora e poi ancora. Scoraggiati ci avviciniamo a una casa per capire dove siamo. È mese di Ramadan e questa famiglia musulmana ci accoglie come ospiti attesi e imbandisce per noi la tavola. È una festa! Siamo commossi. Li lasciamo svuotando il nostro bagagliaio di sughi e pasta. Proviamo a spiegare che si tratta di pasta di Libera, contro le mafie. “Italia mafia, yes yes!”. Mi sa che non hanno capito. È il tramonto quando arriviamo al memoriale di Potocari. Uno schiaffo. Qui riposano senza pace i corpi di oltre 8mila uomini musulmani trucidati nell’indifferenza della comunità internazionale e delle Nazioni Unite. Una macchia indelebile sulla nostra coscienza di Europei. Ci fermiamo a dormire alla Pansion Misirlije il cuore è stretto in una morsa, l’aria è cupa, sono passati solo 15 anni dall’11 luglio 1995. Troppo pochi per dimenticare un massacro.

 

Ripartiamo, prossima tappa Sarajevo. Abbiamo grandi aspettative non sappiamo ancora che non saranno affatto deluse, anzi!

Sarajevo è pazzesca! Me ne innamoro all’istante! Così tanto da tornarci 3 anni dopo (per tutti i dettagli sulle cose da vedere vi rimando al post Sarajevo dalle bianche lapidi). Innanzitutto è la città di un libro che porto nel cuore: “La mia guerra all’indifferenza” di Jean-Sélim Kanaan. Ripercorro ad occhi aperti ogni pagina cercandone una traccia in ciò che vedo. Mi immagino l’Holiday Inn gremito di corrispondenti di guerra, rivedo i cartelli con scritto “attenti ai cecchini”, mi sembra di respirare la stessa polvere. “L’Uomo multiculturale costruirà il mondo” è il simbolo di una nazione che vuole rinascere e che ci sta riuscendo, nonostante il milione di mine inesplose e i segni dei colpi di mortaio ovunque. La biblioteca è ancora in restauro, lo sforzo comune dell’Unione Europea e dei Paesi confinanti le restituirà l’antico splendore.

  • L'Uomo multiculturale
    L'Uomo multiculturale
  • Holiday Inn
    Holiday Inn
  • Mercato del miele
    Mercato del miele
  • Attenzione ai cecchini
    Attenzione ai cecchini
  • la Baščaršija
    la Baščaršija
  • Sarajevo di notte
    Sarajevo di notte
  • La biblioteca
    La biblioteca
  • Le rose di Sarajevo
    Le rose di Sarajevo
  • Giocatori di scacchi in Trg Oslobodjenja
    Giocatori di scacchi in Trg Oslobodjenja
  • Moschee
    Moschee

 

Prima di lasciare Sarajevo ci concediamo una deliziosa bistecca al cioccolato al Club to be or not to be.

Arriviamo a Mostar in una splendida mattina di sole, in tempo per ammirare l’incantevole ponte dalla sagoma inconfondibile. I tuffatori raccolgono le offerte dai turisti prima di esibirsi nelle loro capriole per aria e i vicoli brulicano di turisti e di bancarelle.

 

Il viaggio per noi finisce qui. La Croazia ci attende ma non riusciremo a goderci il sole e le spiagge perché il cuore è rimasto in Bosnia. Arriviamo a Dubrovnik, magnifica. Pernottiamo e poi iniziamo la risalita verso casa, fermandoci di tanto in tanto lungo la strada per un bagno. Pernottiamo anche a Zara per ammirare il magnifico organo marino, e in un attimo siamo già a Milano.