Questa ve la voglio raccontare: durante il viaggio in Siria, mi si presenta su un piatto d’argento l’occasione di mettere la bandierina anche sul Libano e così, complice un’amica, ci ritroviamo alle 6 di mattina su un taxi collettivo, direzione Beirut. Il nostro visto non consente l’entrata-uscita dalla Siria, ma ce ne freghiamo.

Il viaggio per arrivare a Beirut è surreale. Lingua ufficiale arabo, di inglese nemmeno l’ombra e, tutt’a un tratto l’autista si ferma e ci fa scendere. A gesti ci accompagna verso una macchina, ci fa salire e poi dà alcuni soldi al nuovo autista. Non capiamo. La stessa cosa accade pochi chilometri più avanti. Ci fanno scendere, salire su un’altra macchina e di nuovo scambio di soldi tra gli autisti. Al sesto cambio di macchina ne siamo ormai certi: ci hanno rapiti. Non ve lo so spiegare ma, sarà l’ingenuità della giovane età o il nostro sesto senso, fatto sta che non abbiamo paura. Ci sembra che sia comunque stranamente tutto sotto controllo. E infatti in neanche tre ore di viaggio siamo a Beirut sani e salvi!

In città altra sorpresa: non c’è in giro anima viva, i militari sono ovunque. Vengo perquisita. Vediamo immagini da pieno conflitto armato. Mi maledico per non essermi informata sull’attualità del Paese, come faccio di solito: avrei visto che era un autunno un po’ caldino per una visita turistica. Il nostro sesto senso ci dice che forse non è aria di restare. Il tempo di comprare l’immancabile ricordino, di mangiare qualche cosa e scattare due foto e cerchiamo di capire come tornare indietro!

Andiamo alla stazione e un ceffo con una sciabola d’oro al collo e un’altra tatuata addosso ci accompagna al pullman che rientra a Damasco. Va bene, saliamo. Alla frontiera tratteniamo il respiro: non abbiamo il visto per rientrare in Siria ma il passaporto italiano si riconferma ancora una volta il migliore del mondo. Il funzionario di frontiera ha un cugino che vive in Sicilia e ci abbraccia commosso “Italia di qui, Italia di là …”. Il visto è rilasciato in un secondo sotto gli occhi stupefatti di due ragazzi canadesi bloccati lì da ore. “Canada, America, voi aspettate”.

Non posso certo dire di aver visto il Libano, ma per la mia gara di bandierine, lo Stato lo conto comunque! 🙂

Tags:

Valdostana di origine e milanese d'adozione, è laureata in Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano. Ha conosciuto…